06 Ottobre 2011

Intervento sulla questione Laika

Le vicende del consiglio di San Casciano della scorsa settimana, riguardano anche i cittadini di Tavarnelle: i posti di lavoro della Laika sono uno dei più importanti beni comuni offerti dal nostro territorio. Per questo motivo, il Partito della Rifondazione Comunista di Tavarnelle, trova vergognosa ogni forma di speculazione (politica, mediatica, economica) sulla testa di chi in quello stabilimento lavora. Giudichiamo inoltre un errore politico grosso come una casa quello di costituirsi a pretesto per il blocco dei lavori e da questo errore prendiamo, e abbiamo preso nelle sedi opportune, le distanze perchè la tutela dell'occupazione viene prima di tutto.

In parallelo a questa riflessione è comunque opportuno avviarne un'altra: visti i pareri favorevoli di sovrintendenza e regione, visti i preponderanti rapporti di forza all'interno del Consiglio Comunale di San Casciano, vista l'attuale capacità di incidere da parte dei consigli comunale pari a zero, è comunque ridicolo pensare che un consigliere di opposizione contro venti contrari abbia minimamente voce in capitolo sul bloccare o meno i lavori. Se ci sono mancanze dal punto di vista procedurale, è giusto che siano riviste. La giunta di San Casciano ha i numeri per governare, il parere positivo dei tecnici e della sovrintendenza, se non arriverà al termine dei lavori o se l'azienda arriverà a delocalizzare la produzione, è evidente che le responsabilità saranno da ricercare in questa direzione e che qualcuno stia cercando un capro espiatorio alle proprie carenze amministrative.


Andrea Parti

Capogruppo PRC-PDCI Tavarnelle

 
25 Aprile 2011

25 Aprile

 

 

 

 
21 Aprile 2011

25 Aprile a Tavarnelle e Barberino

 Tavarnelle

Ore 9:30 Ritrovo presso il Largo dei Caduti nei Lager e partenza per la deposizione delle corone alle lapidi e ai monumenti dei caduti
Ore 9:50 San Donato in Poggio
Ore 10:15 Sambuca Val di Pesa
Ore 10:45 Pratale - Ricordo dei caduti dell eccidio nazifascista con letture
Ore 11:30 Monumento in Piazza Matteotti, con accompagnamento della Filarmonica G. Verdi di Marcialla
Ore 11:45 Palazzo Consiliare, Piazza Matteotti n. 4 Tavarnelle
Inaugurazione della mostra fotografica
 Eighth Army...Various. La Liberazione nelle foto dell Ottava Armata

 

Barberino

La Banda di Marcialla accompagnerà la deposizione delle corone con il seguente programma: 

Ore 9 Vico 
Ore 10.50 Barberino 
Ore 12.00 Marcialla 

 
13 Aprile 2011

Gagarin: una lezione di progresso e meritocrazia

Il 12 aprile 1961, alle 9:07 (ora di Mosca), il Cosmonauta sovietico Yuri Gagarin scrive una delle pagine più sensazionali dell'intera storia dell'umanità. A bordo della navicella Vostok 1, montata su un vettore balistico R7 appositamente modificato per l'occasione, compieun volo intorno alla Terra, raggiungendo un'altitudine massima di 302 km e una minima di 175 km, viaggiando a una velocità di 27.400 km orari. Atterrerà 108 minuti dopo la sua partenza, davanti all'incredula Anna Tartakova, contadina di una fattoria collettiva, nella regione di Saratov.

Nato il 9 marzo 1934 a Klushino, un villaggio nei pressi di Smolensk, vive in un kolchoz, dove il padre lavora come falegname. Nonostante l'invasione nazista, Yuri riesce a trasferirsi a Mosca e a frequentare la scuola superiore, passando poi alla scuola tecnico industriale di Saratov. Nel 1955 si iscrive a un circolo aereonautico e, sempre nello stesso anno, svolge con successo il suo primo volo in solitario a bordo di uno YAK-18. Grazie all'ottimo risultato scolastico entra nell'Accademia Aereonautica Sovietica di Orenburg dove viene addestrato a pilotare i MIG. Nel 1957 si diploma a pieni voti e diventa tenente dell'Aereonautica. Nel 1959 si iscrive al Partito Comunista; sempre nello stesso anno partecipa alla selezione dei primi cosmonauti sovietici. Partecipa con entusiasmo a tutti i test: prove di matematica, resistenza allo stress, accurate visite mediche. Fa parte dei 20 selezionati rispetto ai 2200 candidati iniziali, oltrepassa anche le restanti prove specifiche: cabina pressurizzata, resistenza alla temperatura, esami mnemonici e comportamentali. L'esito di questi ultimi test è storia.

La vicenda del volo del Vostok 1, come l'intera vita di Gagarin possono offrire un'infinita serie di riflessioni e spunti assolutamente non rituali, oggetto anche dell'attuale dibattito politico interno ed esterno al nostro schieramento.

Tra le tante che potrebbero essere prese in considerazione mi vorrei soffermare su due in particolare: il dibattito sulla meritocrazia in ambito formativo e il ruolo del progresso nella costruzione del socialismo.

Per quanto riguarda la prima riflessione, quello che viene definito dalla nostra stampa come tema del “merito” è un argomento che torna periodicamente in auge ed è agitato un po' da tutte le forze politiche e in particolare da Montezemolo (che, un po' per nascita, un po' per percorso scolasico è la negazione totale di questo termine). La massima realizzazione di un individuo, dal percorso formativo a quello occupazionale, è certamente un tema importante e assolutamente da non trascurare. Tuttavia ha poco senso parlarne se nel modello economico non ci sono elementi di base di giustizia sociale e un apparato scolastico statale accessibile a tutti, nelle stesse forme. A questo proposito, l'esperienza di Gagarin dimostra che il figlio di un qualsiasi falegname sovietico aveva le basi materiali per entrare a far parte della storia dell'umanità; mica male per un paese del tanto vituperato socialismo reale!

L'altra riflessione che volevo porre riguarda sia l'approccio nei confronti del progresso, sia inteso come sviluppo che più genericamente come dibattito sui temi ambientali. Allo scorso congresso della Federazione della Sinistra ho sentito alcuni delegati parlare di tematiche come “decrescita felice” e altre teorie contro lo sviluppo economico e scientifico. Pur rendendomi conto dell'importanza di aggregare il maggior numero di soggetti all'interno del nostro schieramento e pur rendendomi conto che, parafrasando Pasolini, molto di quello che ci viene spacciato come progresso non lo è, sostengo comunque che il contributo del nostro Partito nel merito di questa discussione debba essere posto in modo diverso. Ritengo infatti che, per evitare di essere una forza testimoniale, non sia sufficiente schierarsi contro qualcosa senza affrontare nello specifico (o nel migliore dei casi con slogan) le esigenze e le grandi questioni che la quotidianità ci pone. Qualche giorno fa, in un'intervista televisiva, Margherita Hack ha detto che se l'uomo si fosse fermato alle prime difficoltà poste dallo sviluppo scientifico, probabilmente vivrebbe ancora sugli alberi. In che mondo vivremmo se non ci fossero stati comunisti che hanno cercato di portare avanti progresso sociale e progresso scientifico?

Andrea Parti - Giovani Comunisti Firenze

Tags: storia
 
03 Marzo 2011

Il nostro punto di vista su rifiuti, trasporto pubblico locale e dichiarazioni del centrodestra

Rifiuti

Apprendiamo dalla stampa che il completamente del ciclo rifiuti come previsto dai piani provinciali è lontano da venire.

Risulta che l'impianto di Case Passerini a detta del sindaco di Campi Adriano Chini sarà pronto nella migliore delle ipotesi per il 2016, nel frattempo il sindaco di Greve Alberto Bencistà si oppone a qualsiasi atto riguardi l'impianto di Testi chiedendone una moratoria al fine di valutarne l'effettiva utilità. L'assessore provinciale Renzo Crescioli dichiara che nei fatti la moratoria esiste già essendo ancora lontano l'iter per l'assegnazione della gestione dei rifiuti. Ci risparmiano gli sfoghi del sindaco di Scandicci Simone Gheri nei confronti del collega grevigiano, e la guerra tra i bolognesi di Hera e i francesi di Veolia sull'impianto di Case Passerini. Il nostro gruppo ha sollevato in tempi non sospetti diverse perplessità su questo piano, proponendo al contempo di aprire un tavolo che prendesse in esame in modo serio il problema rifiuti e cercasse di valutare in modo oggettivo e informato le possibili soluzioni, mettendo al centro della gestione quelle che sembrano ad oggi essere le soluzioni più avanzate e di successo a partire dall'esperienza "rifiuti zero" di Capannori. Non potendo evidentemente attendere il 2016 (ma un solo impianto non fa un piano) per vedere gli effetti o il fallimento dell'attuale piano provinciale, si chiede alla giunta se non ritenga i tempi maturi per un necessario confronto con le forze politiche e civili, non che con i cittadini, su questo problema mediante l'apertura di un tavolo di confronto e proposta.

 

Trasporto Pubblico Locale

La situazione del trasporto pubblico locale continua ad esser gestita dalla Sita in modo assurdo e improvvisato. Ai classici orari appesi alle pensiline, oltre a un foglio volante cartaceo che indica – in ordine sparso – “importantissime informazioni sulle corse tra Mercatale e San Casciano”, è stata aggiunta una fascia gialla con scritto: “ci scusiamo per eventuali disagi, gli orari potrebbero subire variazioni”; tutto ciò è letteralmente vergognoso. Oltre a questo, il sito internet – oltre che male aggiornato - risulta, a livello tecnologico, risalente all’era paleolitica; basterebbero poche centinaia di euro per aggiornarlo alle attuali necessità dell’utenza. Ci risulta inoltre che alcune delle corse tagliate siano stato scelte arbitrariamente e senza consultare i cittadini. I primi abbonamenti che ho fatto alla Sita risalgono ai tempi della lira, ricordo benissimo il cambio di prezzo quando ci fu il passaggio all’euro (in proporzione, da 1000 lire ad un euro, sebbene il cambio avrebbe dovuto essere applicato sui canoni richiesti dall’Unione Europea). Riteniamo ingiusti e profondamente classisti i tagli fatti da parte del governo ma, dopo anni di sfruttamento dei pendolari, non basta piangere miseria. E' necessario che la SITA si impegni per gestire al meglio le poche risorse rimaste. Chiederemo all’amministrazione di fare maggiore pressione in questo senso.

 

Tenerezza

Nello scorso numero la lista civica “indipendente” (di centrodestra) ci accusa di far tenerezza. Sono decenni che il popolo delle Libertà-Forza Italia prova a governare qualche comune in Toscana attraverso la costituzione di liste civiche spacciate per equidistanti dai partiti, come da copione tutto ciò è avvenuto anche a Tavarnelle. A fronte dei recenti scandali e della complessiva e drammatica condizione dell’Italia, le cui responsabilità sono in larghissima parte dei vari governi Berlusconi, ci rendiamo perfettamente conto delle difficoltà che avrebbero affrontato ad adottare una profilo chiaro e definito come il nostro. Fa tenerezza chi, senza troppi fronzoli, si qualifica per quello che è o chi ha bisogno di nascondere la propria identità per apparire più docile e appetibile di quello che non è?

 

Andrea Parti

Capogruppo Partito della Rifondazione Comunista - Comunisti Italiani Tavarnelle

http://comunisti.giovani.it/

giovanicomunistitb@gmail.com

Il caso Fiat

IL CASO FIAT

CONFRONTARSI
PER CAPIRE E VALUTARE

SABATO 5 MARZO

Cinema Olimpia di Tavarnelle Val di Pesa

Programma:

Ore 15.30 Proiezione del film “Tutto era FIAT” di Mimmo Calopresti 
Ore 16.45 Andrea Giolitti Introduce e modera 
Ore 17.00 Enzo Masini L’accordo Fiat visto dal sindacato: 
contenuti, criticità
Ore 17.40 Giovanni Nebiolo Modernità e innovazione 
Ore 18.10 Paolo Lucchesi Rappresentanza, rappresentatività: 
diritto dei lavoratori e dei sindacati
Ore 18.35 DIBATTITO
Ore 19.30 Repliche dei Relatori

Tags: eventi
 
16 Dicembre 2010

Sul 14 dicembre

Il 14 dicembre, mentre in Parlamento si teneva uno scontro tutto interno al centrodestra e ai poteri forti del Paese (con la politica della corruzione di un premier puttaniere contrapposta alla perbenista volontà di macelleria sociale di FLI e Confindustria, che già sognavano un Governo tecnico), il popolo degli studenti e dei lavoratori è sceso in piazza, nella Capitale, per urlare che "se ci bruciano il futuro noi bruciamo la città".
Non abbiamo intenzione di nasconderci, come altri, dietro i luoghi comuni degli "infiltrati" e dei "pochi teppisti isolati dal movimento" che avrebbero messo a ferro e fuoco Roma.
Gli infiltrati, così come i professionisti della violenza, sono sempre esistiti, in ogni piazza e in ogni manifestazione ad alta tensione.
La rivolta, è stata la violenta reazione di intere generazioni disperate e senza futuro.
Quella stessa disperazione che ha mobilititato gli studenti di Londra, a fronte di tasse universitarie triplicate che, per molti, si traducono nella morte di ogni progetto di studio, di lavoro e di vita.
Per questo eravamo e siamo al fianco di quanti, studenti e pensionati, lavoratori e disoccupati, scelgono di imboccare la strada della lotta contro questo Governo, il suo degrado politico-culturale e le sue politiche che colpiscono la gente comune, salvando gli interessi e i profitti di quanti (padroni, banchieri, speculatori, evasori) hanno causato questa crisi.
Per questo comprendiamo la disperazione di quanti il 14 dicembre hanno "bruciato la città", perché la loro è la nostra disperazione, come giovani studenti e lavoratori ancor prima che come militanti di un organizzazione politica.

Ma vogliamo anche riflettere sulla vita di quei membri delle forze dell'ordine che il 14 dicembre erano schierati in piazza a difesa del "Palazzo", mentre solo il giorno precedente si trovavano, proprio di fronte a Montecitorio, a manifestare contro un Governo che, come qualsiasi altro lavoratore, li ha costretti ogni giorno di più ad essere sottopagati, sfruttati e insicuri nel loro lavoro.
Esiste, e ognuno di noi ne trova riscontro nella propria generazione e nelle proprie amicizie, chi entra nelle forze dell'ordine sognando il posto sicuro e la lotta alla criminalità, e si ritrova in strada, con mille euro al mese, a caricare chi lotta contro i suoi stessi avversari di classe. Non sono nostri nemici.

Oggi la nostra lotta continua. Con la volontà di affossare la distruzione dell'Università e della scuola pubblica della Gelmini e le politiche classiste di sfruttamento di Marchionne e di Confindustria.
Con la volontà di mandare a casa il peggior Presidente del Consiglio, il peggior Governo e il peggior Parlamento, nel suo insieme, della storia della Repubblica Italiana.
Con la volontà di riportare, dentro quel Parlamento e nelle piazze, il popolo che studia e lavora.
Con la volontà di trasformare l’Italia nel luogo in cui realizzare, concretamente, i principi della nostra Costituzione.


Gruppo Consiliare PRC-PDCI Tavarnelle

 
29 Novembre 2010

CIAO MAESTRO, TI DOBBIAMO UNA RIVOLUZIONE

Tags: comunisti
 
15 Novembre 2010

IL NOSTRO PUNTO DI VISTA SULLA LAIKA, TRASPORTI PUBBLICI E UNIONE DEI COMUNI

Laika
Apprendiamo dalla stampa che la Laika ha assunto 16 nuovi dipendenti e ha, contemporaneamente, chiesto ai suoi turni di straordinario per coprire il picco lavorativo in corso. Il nostro Partito ritiene sinceramente positivo che l’azienda non abbia spostato la produzione all’estero
e che abbia puntato invece decisamente sulla qualità e innovazione.
Ci auguriamo che tali assunzioni siano a tempo indeterminato, altrimenti il tipo di pressione di questi giorni sarebbe solo una trovata pubblicitaria.
Ci chiediamo: visto l’attuale tasso di disoccupazione, perché vengono aumentate le ore a chi già lavora?
Dal momento che l'incremento sembra dovuto alla bontà del progetto industriale, non era meglio, per il bene del nostro territorio, inserire qualche persona in più?
Il principio di libera concorrenza ha un senso su un piano strettamente aziendale. Quando si inseriscono le persone in diretta concorrenza tra loro, si contribuisce a minare la convivenza pacifica e si gettano le basi delle guerre tra poveri: italiani contro stranieri, occupati contro disoccupati, precari contro lavoratori a contratto indeterminato, giovani contro vecchi,..
“Vincerà” chi rinuncerà a più diritti per sopravvivere.

Trasporti pubblici
I tagli ai trasferimenti apportati dal governo avranno pesanti effetti sul sistema del Trasporto pubblico locale.
Nella consapevolezza che il percorso di ridefinizione del Trasporto Pubblico Locale sarà lungo, articolato e dovrà prevedere un coinvolgimento dei Comuni e degli utenti è nostra convinzione che le minori risorse non debbano ricadere sulle spalle e nelle tasche dei lavoratori e degli studenti pendolari. A tal proposito rileviamo che le prime indiscrezioni e le prime misure adottate dai soggetti gestori dei servizi di trasporto stanno andando però proprio in questa direzione. Da notizie di stampa apprendiamo che per quanto riguarda il  territorio del Chianti la società Sita  nel quadro dell' “incertezza sulle risorse che saranno destinate nel 2011 al Trasporto Pubblico Locale con possibile riduzione dei servizi erogati”  ha già decretato il blocco degli abbonamenti plurimensili, lasciando agli utenti la sola possibilità dei ticket mensili: una scelta che porterà come conseguenza diretta un pesante e inaccettabile aggravio dei costi per i pendolari. Tutti coloro che usufruiscono annualmente del servizio con questa misura vedranno addossarsi un aumento della spesa stimabile nel 35% di media. Chi si muove da San Casciano a Firenze rischia di passare da 380 a 528 euro all'anno, da Tavarnelle si passerebbe da 434 a 600 così come da Barberino e da Greve, mentre per alcune frazioni i prezzi potrebbero addirittura passare da 489 a 660 euro. Tali aumenti, oltre ad essere ad oggi immotivati e insostenibili per gli utenti, rischiano a nostro avviso di compromettere l'utilizzo dei mezzi pubblici a favore dei mezzi privati con gravi ripercussioni da un punto di vista della mobilità e della tutela ambientale.
Ancora una volta, il nostro Partito sta portando avanti una lotta serrata a tutti i livelli istituzionali, affinchè – come sempre – a pagare non siano le fasce più deboli.

Unione dei Comuni
Tra il silenzio generale della stampa, nonostante il nostro gruppo consiliare rappresenti circa un quinto dei consensi nel Comune di Tavarnelle, non ci è stato “concesso” l’ingresso all’interno del Consiglio dell’Unione. Contrariamente a qualsiasi altra forza politica che avrebbe fatto carte false per inventarsi motivi sulla legittimità dello stesso - oppure avrebbe svenduto le sue idee, riciclandosi da qualche altra parte, magari elemosinando un posto come a volte accade - rivendichiamo l’adeguatezza dello strumento, perché il bene del nostro territorio viene prima del nostro profitto istituzionale.
L’Unione dei Comuni, a prescindere dalla nostra presenza al suo interno, è uno strumento che ha valore strategico sia per creare uno sviluppo più logico del nostro territorio, sia per gettare le basi della, non più rimandabile, riunificazione dei Comuni di Tavarnelle e Barberino. Facciamo gli auguri a chi si è preso la briga di gestirla, ricordando che i nostri rappresentanti istituzionali in entrambi i consigli continueranno a seguirne le evoluzioni e interverranno sui provvedimenti che saranno presi.

 
18 Ottobre 2010

Intervista a Daniele Calosi, segretario organizzativo Fiom Firenze

Articolo del gruppo PRC-PDCI per il prossimo numero de il Reporter Fiorentino

 

Il mondo del lavoro sta subendo un'offensiva senza precedenti, la parte peggiore della politica gira intorno - e spesso ignora - quello che è il problema principale degli italiani. Rompendo questa logica, decidiamo di offrire lo spazio a disposizione del nostro gruppo a Daniele Calosi, segretario organizzativo della Fiom di Firenze.

 

Quali sono gli effetti di breve e lungo periodo di quanto accaduto a Pomigliano?

Nell'immediato si sono create le condizioni di una forte divisione fra i lavoratori e fra le ooss che vede un atteggiamento sbagliato di fim uilm convinte che solo con un arretramento dei diritti dei lavoratori si possano mantenere gli investimenti in questo paese.  In prospettiva, si  creano  le condizioni per le quali nelle aziende il confronto avrà come riferimento la perdita dei diritti come se la sfida della globalizzazione fosse affrontabile misurandosi con i salari e le condizioni di lavoro dei paesi emergenti invece che con l'innovazione e la qualità dei prodotti e relativi investimenti come dimostra la Germania. 

Perchè la manifestazione del 16 ottobre?

Perchè è indispensabile spostare l'attenzione del paese sui temi che interessano il mondo del lavoro. Il tentativo è quello di costringere un governo, in tutt'altri interessi affaccendato, ad affrontare dopo anni di indifferenza questo tema a partire dal rinnovo degli ammortizzatori sociali, a una politica tesa ad aiutare gli investimenti, alla salvaguardia di un potere d'acquisto dei salari e delle pensioni in grado di ricostruire un mercato interno senza affidarsi solo all'esportazione, per consentire una uscita dalla crisi che non costi  soltanto ai lavoratori come la manovra finanziaria ha vergognosamente fatto.

Perchè la FIOM è il soggetto promotore?

Perchè il settore manifatturiero è colpito in modo gravissimo anche se la partecipazione attiva della CGIL è a testimoniare che l'intero mondo del lavoro intende reagire a questa situazione.

Come influiranno sui lavoratori le decisioni dell'Europa relativamente al nuovo patto di stabilità che impone altri tagli allo stato sociale?

L'Europa sta ancora pensando che la leva finanziaria consenta di risolvere i problemi dei quali è la prima responsabile. Il tutto senza decidere che se vogliamo superare la crisi ogni sforzo deve essere indirizzato verso il lavoro e l'occupazione.In varie regioni d'Italia e presto anche nella nostra, il PRC sta proponendo leggi contro le delocalizzazioni; cosa ne pensi?Qualunque proposta ed iniziativa che ponga al centro il mondo del lavoro è importante anche se l'attuale situazione politica non consentirà di portare risultati soddisfacenti.

Qual è la situazione occupazionale della nostra zona, come ha colpito la crisi? quali scenari si profilano?

Anche qui, come sull'intero territorio della provincia, la crisi ha colpito duramente e gli ammortizzatori sociali che il sindacato ha utilizzato perdono, con passare del tempo, parte della loro efficacia. I timidi segnali di ripresa non sono purtroppo accompagnati da un recupero dell'occupazione.?

NOMINATO IL NUOVO ASSESSORE DI BARBERINO

NOMINATO IL NUOVO ASSESSORE DI BARBERINO
 
CECCATELLI: “SONO FELICE E SPERO DI POTER DARE IL MIO CONTRIBUITO: È UNA NUOVA SFIDA”
 
Matteo Ceccatelli, trent’anni, iscritto nelle liste di Rifondazione Comunista, è il nuovo assessore della giunta di Barberino Val d’Elsa. È stato nominato dal sindaco Maurizio Semplici e affianca il vicesindaco Mario Becattelli e gli altri tre assessori Antonella Secci, Silvano Bandinelli e Giacomo Cencetti.
“La nomina di un assessore era nell’accordo elettorale siglato con Rifondazione Comunista e con le altre forze politiche. Ci sono stati incontri con i rappresentanti di Rifondazione Comunista e alla fine la mia scelta è caduta su Matteo che ha già avuto un’esperienza da consigliere comunale a Tavarnelle – ha commentato il sindaco Maurizio Semplici –. È un giovane ed è quindi di buon auspicio per rinnovare la classe politica”.
Le deleghe assegnate al nuovo assessore, alla sua prima esperienza in questo ruolo, sono: turismo, cooperazione internazionale, innovazione tecnologica, decentramento e partecipazione democratica.
“L’attribuzione delle deleghe è stata un’operazione condivisa da tutti gli assessori in piena collaborazione – ha proseguito il sindaco Semplici –. Sono convinto che insieme faremo bene: è un giovane con molta energia e con tanta positività”.
Matteo Ceccatelli ha già ricevuto le telefonate degli altri assessori che si sono complimentati e gli hanno fatto gli auguri.
“Sono contento di poter lavorare in una squadra già affiatata e positiva – ha commentato il neo assessore –. L’ingresso nella giunta di Barberino da parte di Rifondazione Comunista rappresenta il riconoscimento di un lavoro svolto all’interno dell’alleanza insieme a tutte le parti politiche. È importante che questo ruolo ci venga riconosciuto proprio in un momento in cui il palcoscenico politico ci vede un po’ assenti e alla vigilia del Congresso nazionale della Sinistra: spero che anche questa nomina possa essere di buon auspicio. Sono contento per le deleghe che mi sono state assegnate ed in particolare per la partecipazione democratica che è uno dei nostri punti fermi del programma politico di Rifondazione. Mi confronterò con gli altri assessori che prima detenevano le deleghe di cui ora mi dovrò occupare, assicurando continuità politica ma non senza portare innovazione”. (uc)
Barberino Val d’Elsa, 14 ottobre 2010

 
07 Ottobre 2010

Risposta in merito all'intevento di Marini su Metropoli sulla questione Sakineh

Il consigliere Marini sostiene che a nostro avviso la questione riguardante Sakineh si tratti di una "bufala".Niente di più falso. Ho iniziato l'intervento premettendo ferma contrarietà alla pena di morte.Ho fatto presente che ci sono centinaia di persone su cui nessuno si sofferma che subiscono ingiustizie di ogni tipo. Già in passato abbiamo assistito alla creazione mediatica di stati-mostri così da giustificare nuovi interventi militari occidentali in giro per il pianeta; non ci vogliamo unire al coro di chi gioca con i sentimenti della gente mistificando la realtà per preparare il terreno per l'ennesima guerra dove sarà massacrata ben più di una donna.Ho spiegato al consigliere Marini , tramite un articolo de "La Stampa" (la cui casa editrice è il gruppo FIAT), che la mozione in discussione era priva di senso da un punto di vista giudiziario in quanto la donna in questione non è condannata per adulterio ma per omicidio premeditato in primo e secondo grado.Con milioni di persone a casa, con stipendi al limite del ridicolo e padroni che vogliono tornare alle condizioni dell'ottocento, Rifondazione Comunista piuttosto che dar seguito alle campagne denigratorie per creare il terreno ideologico culturale per una nuova guerra preferisce dar risalto ai problemi di questo paese; al fine di mantenere l'attenzione sulla strage delle morti bianche, ad esempio, chiederemo il prima possibile l'intitolazione di una via ai caduti sul lavoro.
Andrea Parti Capogruppo PRC-PDCI Tavarnelle

 
25 Settembre 2010

COLPO DI STATO EUROPEO



di Paolo Ferrero, 25/9/2010, Liberazione
Il 29 ottobre, la Commissione Europea presenterà le sue proposte per rafforzare il Patto di stabilità e la “governance economica europea”. Contro questa proposta vi è una mobilitazione dei sindacati europei – salvo CISL e UIL che non hanno aderito – a cui parteciperemo. Queste proposte prevedono misure draconiane verso i paesi  che non rispettino i parametri di Maastricht. Nel caso di sforamenti di bilancio, si prevede di penalizzare i paesi interessati con un durissimo sistema di sanzioni  automatiche. Concretamente, l’Italia, che ha un debito pubblico pari al 117% del PIL - mentre gli accordi di Maastricht prevedono un massimo del 60% - sarà obbligata a ottenere avanzi primari di bilancio pari al 4% annuo per un periodo che può durare tra i quindici e i vent’anni. Tradotto in italiano significa che le leggi finanziarie fino al 2025/2030 – qualunque sarà il colore del governo -  dovranno prevedere un avanzo primario di almeno 60/65 miliardi di euro all’anno. In concreto una massacrata sociale di dimensioni bibliche e lo sprofondo dell’Italia in una crisi economica destinata a generalizzare non solo la precarietà ma la povertà. Se qualcuno pensa che io esageri, in preda ai fumi dell’ideologia comunista, citerò cosa ha scritto il Sole 24 ore, giornale della Confindustria, a proposito di questo progetto: “Basta questo scarno riassunto per cogliere l’insostenibilità politico-economica di un patto draconiano che rischia di ammazzare il malato invece di guarirlo”.

Qualche anno fa il patto di stabilità venne definito stupido, troppo rigido. Adesso la Commissione europea si appresta a peggiorarlo drasticamente,  rendendolo ancora più stupido. Dobbiamo dedurne che siamo governati a livello europeo da una massa di deficienti? E’ molto probabile che vi siano anche quelli, ma il punto decisivo è che l’Europa è governata da una cricca di liberisti integralisti, che stanno instaurando una dittatura della borghesia, fregandosene completamente dei drammatici effetti sociali che avranno le loro politiche. Chi sono i governanti di questa Europa? Oscuri burocrati? No. Sono l’insieme dei governi europei che nominano la Commissione europea. Il punto è proprio questo: i diversi governi – di centro destra come di centro sinistra – stanno decidendo a livello europeo una linea di politica economica che produrrà effetti negativi enormi su ogni singolo paese ed in particolare su coloro che sono più indebitati a livello statale. Non a caso in Spagna il 29 ci sarà uno sciopero generale indetto da tutte le centrali sindacali contro la politica sociale del governo Zapatero. Questa politica deflattiva, che restringe il mercato e aumenta la disoccupazione, è identica a quella che in Europa, dopo la crisi del ’29, portò alla vittoria del Nazismo. L’idea che li guida è di abbassare il costo del lavoro in modo selettivo - producendo una enorme differenziazione salariale tra i diversi paesi europei -  al fine di rendere più competitiva una parte dell’Europa sui mercati internazionali. Questa politica, non ha alcuna possibilità di ottenere i risultati che si propone per una semplice ragione: se tutti, dalla Cina agli Stati Uniti all’Europa pensano di uscire dalla crisi aumentando le esportazioni, chi mai comprerà tutte quelle merci? I marziani? Ci troviamo quindi di fronte ad una politica economica che non serve ad uscire dalla crisi ma che produrrà un impoverimento selettivo e una forte gerarchizzazione tra le classi sociali, tra le nazioni e tra le diverse aree di ogni paese.

Il dictat europeo non obbligherà solo i governi italiani,per vent’anni, a fare politiche economiche di continuo taglio della spesa sociale. A mio parere, queste politiche, in un contesto di attacco della Confindustria ai contratti nazionali di lavoro e di Federalismo fiscale (approvato anche dall’IdV con l’astensione del PD), aprono la strada ad una effettiva spaccatura dell’Italia. I tagli di bilancio a cui ci obbligherebbe l’Europa sono infatti destinati ad aggravare pesantemente le contraddizioni sociali e – sull’esempio Belga – le spinte secessioniste.

Questa è l’alternativa che abbiamo oggi in campo: la guerra tra i poveri in un contesto di secessione dei ricchi e di aggressione alla democrazia o l’unificazione del conflitto di classe, sociale, ambientale e territoriale nella costruzione dell’alternativa. A tal fine non bastano i pannicelli caldi o le poesie. Per rovesciare questa politiche europee e nazionali occorre un salto di qualità su più livelli.

Il primo è costruire l’opposizione per cacciare Berlusconi e sconfiggerlo nelle elezioni. Un fronte democratico che si ponga l’obiettivo di uscire dalla seconda repubblica e garantisca la tenuta costituzionale dello stato e del paese. La costruzione del fronte democratico e dell’opposizione non è obiettivo di altri ma nostro e dobbiamo costruirlo sui territori.

Il secondo è quello dell’allargamento e dell’unificazione del conflitto di classe, anche a livello europeo. Il punto centrale è la manifestazione del 16 ottobre che dobbiamo far diventare una grande manifestazione di popolo contro le politiche del governo, di Confindustria e dell’Unione Europea. Dobbiamo lavorare in modo certosino all’organizzazione della manifestazione del 16, dobbiamo operare per il consolidamento delle forze che convergeranno il 16 in modo da proseguire, dopo, sui territori e nei luoghi di lavoro, ad organizzare la lotta. E’ del tutto evidente che la cacciata di Berlusconi – che perseguiamo – non risolverà tutti i problemi e l’organizzazione del conflitto è decisiva per contrastare l’offensiva padronale.

Il terzo è quello dell’unità della sinistra di alternativa. Bersani vuole costruire il nuovo Ulivo, noi dobbiamo unire la sinistra fuori dall’Ulivo e dal compromesso che a livello europeo stanno mettendo in campo socialdemocrazia e popolari. A questo serve la Federazione della Sinistra. La sinistra europea conferma in questa quadro tutta la sua valenza strategica, perché solo una sinistra europea coerentemente antiliberista, può costruire una alternativa organica alle politiche europee sopra descritte.

Da ultimo occorre denunciare con forza che la globalizzazione neoliberista porta a trasformare l’Europa in una gigantesca gabbia produttrice di guerre tra i poveri. La costruzione di una Europa sociale, egualitaria, democratica e rispettosa dell’ambiente, necessita la messa in discussione della globalizzazione neoliberista. Il dogma della libera circolazione dei capitali e delle merci in un mondo che impedisce la libera circolazione delle persone deve essere sconfitto.

Siamo quindi impegnati a sconfiggere Berlusconi e il berlusconismo, ma per questo dobbiamo alzare il tiro contro le politiche europee, contro il capitale finanziario e il dogma della globalizzazione che alimenta solo la guerra tra i poveri.

 
16 Settembre 2010

PAOLO FERRERO PARLA CON I LAVORATORI DI MELFI

I Norman d’Italia: laurea con lode e una vita offesa

di Giuseppe Provenzano su l’Unità – 16 settembre 2010

Idisperati salgono sui tetti, e prima o poi accade: uno si butta giù. Si buttano giù, i giovani italiani, al Sud più che altrove, quando arriva il giorno in cui si chiedono: a cosa è servito tanto studiare? Un giorno di settembre, se mancanotre mesi alla laurea, o al dottorato, e si chiedono che fare dopo. Dopo che sei salito su un tetto, e non vedi una via per scendere, e se scendi non vedi una via – che fai, dopo? Di Norman Zarcone, 27 anni, dottorando in filosofia del linguaggio, laureato con la lode, che si è buttato giù, da un terrazzo al settimo piano della Facoltà di Lettere di Palermo, interessa il prima. Interessa la vita. La sua vita di ogni giorno prima, come le vite degli altri. Dei ragazzi che hanno studiato tanto, e bene. Di quelli che hanno una passione, la ricerca, e per quella si sottopongono allo scandalo moderno dei dottorati senza borsa, nella disperanza che prima o poi qualcuno si accorga del merito. I dottorandi senza borsa, come i praticanti senza stipendio, i dipendenti senza contratto, e così via, senza via.Oi ricercatori pronti ad aspettare – all’Università, si sa, si attende – a patto di avere una prospettiva, per quanto incerta. E che ora sono pronti a protestare – all’Università, non si sa, ma si protesta – perché la prospettiva è negata. E quando protestano, anche nella civilissima a Bologna, subiscono il ricatto di un Senato accademico che minaccia di sostituirli – nell’insegnamento non dovuto – con i docenti a contratto. Dando di più a quelli che già hanno – perché nell’Italia di oggi, così si affronta la crisi, per questa via. Senza una via, attendeva Norman, senza prospettiva, come gli altri. Nella condizione dell’eterno esame riservato a chi non ha la fortuna di averli già vinti gli esami – cioè, ereditati. Nella negazione dell’etica pubblica, del diritto allo studio, al lavoro. Di tutto ciò che Napolitano con tenacia riafferma ogni giorno – e ancora ieri, nell’Italia di Adro, di Gelmini e Tremonti sordi e muti e complici – sulla scuola e la formazione, la ricerca e il merito, contro i tagli indiscriminati, e discriminanti sul futuro. Proprio quello cheNormannon ha visto più, il mattino dopo di una vita in cui ha creduto nello studio, ma anche nell’«etica del lavoro»: dopo un’estate passata a piantare ombrelloni nelle spiagge per venticinque euro al giorno. Chissà cos’ha pensato, ogni giorno. Quanti giorni a 25 euro ci vogliono per farsi una casa, una famiglia o forse solo un viaggio con la ragazza? Il tempo di accorgersi, un giorno, che a uno come Norman, o a un’altra, sono stati negati anche i tempi biologici. E ci si butta giù, a pensare ai professori che ti scoraggiano, ti invitano ad andartene o a mollare. A fare altro. E cosa? Ci si butta giù, a pensare alle vite dei padri quando avevano l’età nostra.Apensare alle case, alla casa del padre dove si è costretti a vivere, nell’attesa. Ora, derubricate pure questa morte – di cui non ha parlato nessun giornale nazionale, nella catasta di tragedie quotidiane e di miserie da prima pagina – a episodio di “disagio giovanile”. Il tema è questa vita: la vita agra nell’Italia di oggi dei giovani a un cornicione che fumanol’ultima sigaretta,comeraccontano gli ultimi testimoni della vita di Norman. La vita offesa dei giovani che si buttano giù o che stanno lì per sempre, immobili e in bilico, precari sull’orlo, precaria la vita. È l’Unità negata, per i tanti che da Mezzogiorno prendono la via del Nord, perché alla domanda – a cosa serve tanto studiare? – hanno trovato una sola risposta: a emigrare. È l’Italia negata, per tutti quelli che sono costretti a lasciare la casa del padre alla ricerca di un pezzo di cielo, comeunica via. Lech lechà, vattene. L’Italia della cacciata, della fuga, delle defezioni. Gli esuli di una nazione che non risorge, e che si butta giù. Molti amici di Norman, dalle loro città settentrionali o straniere, non hanno potuto partecipare al funerale; e danno voce al loro lamento, su facebook. In questi giorni, la gente del Sud si è ritrovata ai funerali. A Sant’Orsola di Palermo, come al porto di Acciaroli. Durante l’omelia, però, stavolta, nessuno ha potuto gridare, come per Angelo Vassallo, “speriamo che i responsabili non siano tra noi”. Ché “questa generazione è sacrificata ogni giorno” – dice Masino, collega e coetaneo di Norman. E mentre un padre – che confessa di aver cercato, invano, tutte le raccomandazioni – grida all’« omicidio di Stato» e piange un figlio al cimitero, l’Italia non si cura del destino dei suoi agnelli. I tanti Isacco dell’assassinio consumato, senza più angeli a fermare la mano. Nel nome degli altri padri. Nel nome dei padrini. E così non sia.

 
13 Settembre 2010

UMBRIA: PRC -FDS PRESENTANO LEGGE CONTRO LE DELOCALIZZAZIONI

I consiglieri regionali Damiano Stufara e Orfeo Goracci hanno presentato questa mattina, durante una conferenza stampa che si è svolta a Palazzo Cesaroni, la proposta di legge del gruppo Prc – Fed. Sin. pensata per fare fronte al problema della delocalizzazione industriale e della dismissione delle attività produttive.Per Stufara e Goracci “lo smantellamento delle misure di tutela della coesione sociale operato dal governo Berlusconi e i gravissimi attacchi fatti dalla Confindustria allo Statuto dei lavoratori ed al sistema dei contratti nazionali impongono alla politica di intervenire a tutela del sistema produttivo e dei livelli occupazionali”.

(Acs) Perugia, 14 settembre 2010 - “La Regione Umbria riconosce il diritto al lavoro di ogni donna e di ogni uomo e contribuisce alla promozione dell'occupazione ed alla sua qualità, alla salvaguardia dei livelli occupazionali sul territorio umbro ed alla tutela dai rischi di delocalizzazione industriale e di dismissione di attività produttive”. Sono queste le finalità della proposta di legge contro le delocalizzazioni, presentata questa mattina a Palazzo Cesaroni dai consiglieri regionali di Rifondazione comunista (Federazione della sinistra) Damiano Stufara e Orfeo Goracci, che propone tra l'altro l'introduzione di contratti di insediamento volti a vincolare la concessione di finanziamenti pubblici all'impegno delle imprese in favore dell'occupazione stabile e di qualità e a evitare la speculazione sulle aree industriali.
Il capogruppo Stufara ha spiegato che la proposta del Prc (che prevede uno stanziamento di 2 milioni di euro per il 2010) vuole prefigurare “una inversione di tendenza nelle politiche economiche, ripristinando il primato della politica sull'economia e riaffermando il primato del lavoro, su cui la nostra Costituzione si fonda. La delocalizzazione si basa su una competizione al ribasso tra lavoratori di diversi paesi, a discapito dei lavoratori degli stati dove le retribuzioni e le tutele sono minori: essa consiste fondamentalmente nell’apertura di nuove unità produttive, dello stesso soggetto imprenditore, in altri Paesi per mezzo della cessione di ramo d’azienda, oppure attraverso un processo di internazionalizzazione delle imprese attuato tramite joint ventures e accordi commerciali con altre imprese estere”. “La legge - è stato spiegato - ha lo scopo di disciplinare le procedure per il riconoscimento e la quantificazione dei contributi e finanziamenti pubblici alle imprese presenti sul territorio, definendo, oltre alla progressività degli stessi in conformità a criteri che tengano conto dell’agire sociale delle imprese stesse. Oltre alla difesa dell’occupazione e della continuità produttiva, la legge prevede la definizione di criteri qualitativi in merito alle forme di assunzione e di stabilizzazione dei lavoratori, con particolare riguardo per i soggetti svantaggiati, per le norme in materia di sicurezza e per il principio dell'ecosostenibilità delle produzioni”. La nuova normativa “trae origine dalla necessità di sostenere il mondo del lavoro dentro una fase recessiva che anche nella nostra Regione sta determinando processi di delocalizzazione produttiva, come dimostra la vicenda della Merloni e quella della Lyondell-Basell (che ha deciso di chiudere lo stabilimento di Terni nonostante abbia chiuso il 2009 con un attivo di 9 milioni di euro). Anche in altre Regioni sono stati presentati ed in alcuni casi approvati analoghi interventi legislativi, segno che è possibile contrastare le delocalizzazioni anche tramite appositi interventi legislativi su scala regionale. Tali iniziative non solo tendono a colmare un vuoto dannoso nella legislazione nazionale, ma costituiscono anche un passaggio fondamentale perché si possa ripristinare quel primato della politica sull’economia che solo può garantire efficacemente l’interesse collettivo, principio sancito anche dalla nostra Costituzione”. Stufara ha evidenziato la necessità di “stabilire vincoli e impegni precisi per le imprese che ricevono soldi pubblici, prevedendo un sistema sanzionatorio che imponga la restituzione dei finanziamenti ricevuti dalle aziende che delocalizzano. Per questo motivo viene prevista l'introduzione di uno strumento innovativo come i 'contratti di insediamento', affinché si produca occupazione stabile, si blocchino le speculazioni edilizie sulle aree industriali e si accompagni la crescita economica con il potenziamento dei diritti e dei livelli occupazionali. I contratti d’insediamento proposti dalla legge consistono nella definizione di accordi 'pubblico-privato' finalizzati a riconoscere incentivi economici a quelle realtà che, fermo restando il mantenimento dei livelli occupazionali, si impegnino a stabilizzare i rapporti di lavoro in un arco di tempo predeterminato ed a non delocalizzare per almeno 25 anni, dal momento dell’erogazione dei contributi, sanzionando la violazione del patto con la restituzione dei finanziamenti ricevuti. La nostra proposta di legge – ha concluso il capogruppo del Prc – che punta a riportare l'attenzione sul lavoro (sulla sua importanza e sulla sua tutela) ed a riaggregare la sinistra umbra intorno a un tema di estrema rilevanza politica, economica e sociale.
Il consigliere Orfeo Goracci ha parlato di “una proposta di legge schierata dalla parte del lavoro e dei lavoratori, in un mondo in cui servono tutele per consentire un nuovo modello di sviluppo che freni la rapacità del capitalismo. Per questo diventa fondamentale condizionare la concessione dei contributi pubblici al rispetto di alcune regole legate alla qualità e ai diritti del lavoro. La competizione sul piano puramente economico e la svendita dei diritti acquisiti dai lavoratori – ha sottolineato - non risolve ma aggrava i problemi dovuti alla crescente disoccupazione e risulta inefficace allo sviluppo economico della regione: si rende indispensabile un'azione che vada a colmare i vuoti istituzionali esistenti e che renda il pubblico capace di dare risposte tramite interventi concreti, riconsegnando agli enti locali la possibilità di incidere nelle scelte economiche. Attualmente le imprese italiane usufruiscono di fortissimi incentivi e finanziamenti pubblici, utilizzando un’ampia rete di strumenti regionali e nazionali come, ad esempio, la legge 488/92, i patti territoriali, gli accordi di programma senza però che a questi benefici corrisponda in modo conseguente un incremento dei livelli occupazionali ed economici. Pare dunque indispensabile normare le regole di erogazione dei contributi pubblici, rendendo gli stessi realmente utili allo sviluppo ed alla crescita economica, nonché produttiva, del territorio e rendendoli, inoltre, progressivi sulla base di parametri chiari che tengano conto di intenti sociali ed effettivi benefici, da monitorare, che ricadano sul territorio umbro”.Hanno partecipato alla conferenza stampa anche i segretari provinciali di Rifondazione comunista di Perugia e Terni, Enrico Flamini e Angelo Morbidoni.

SCHEDA: Norme in materia di contrasto alla delocalizzazione delle imprese e alla dismissione delle attività produttive
La proposta di legge regionale si compone di 10 articoli che individuano: le finalità della legge (riconoscere il diritto al lavoro di ogni donna e di ogni uomo e contribuire alla promozione dell'occupazione ed alla sua qualità, alla salvaguardia dei livelli occupazionali sul territorio umbro ed alla tutela dai rischi di delocalizzazione industriale e di dismissione di attività produttive), il suo campo di applicazione (tutte le imprese italiane ed estere che, con stabilimenti insediati sul territorio regionale, beneficiano di somme erogate dalla Regione e/o dalle sue agenzie e dalle società controllate dalla stessa, a titolo di incentivo o di finanziamento a sostegno dell'occupazione o dell'imprenditorialità), la revoca degli incentivi (da restituire, con gli interessi legali, in caso di delocalizzazione degli impianti produttivi o di parte della produzione all'estero ma anche in caso di mancata applicazione delle norme vigenti in materia di sicurezza sul lavoro), le modalità e i criteri per la definizione dei contratti di insediamento, i criteri per l’accesso ai contributi, la verifica in itinere dell’applicazione dei contratti di insediamento e i poteri della Regione per i relativi accertamenti, le modalità per la restituzione dei contributi, i criteri per il sostegno alle imprese in stato di crisi, i vincoli alla destinazione d’uso delle aree produttive/industriali e l'acquisizione delle aree dismesse.

http://www.consiglio.regione.umbria.it/sites/www.consiglio.regione.umbria.it/files/proposta_legge_contro_le_delocalizzazioni.pdf

 
10 Settembre 2010

LAVORO BENE COMUNE



L’esplosione della maggioranza di centrodestra monopolizza per intero l’attenzione politica. In attesa di sapere se e quando si voterà è tutto un discutere di scadenze, alleanze, compravendite, primarie… Silenzio di tomba, invece, sui movimenti tellurici che stanno rovesciando le piccole certezze della vita di ognuno e gli equilibri sociali.

Due eventi hanno cambiato il quadro politico e sociale nelle ultime settimane. Il primo è la centralizzazione delle politiche di bilancio nazionali dei 27 paesi dell’Unione europea, decisa in via definitiva al vertice Ecofin di lunedì e martedì scorsi.

E’ stato cioè creato “un nuovo luogo politico” che si prende il principale potere di uno stato: il controllo delle risorse finanziarie pubbliche. Un “luogo” sottratto ad ogni controllo democratico (i membri della Commissione sono nominati dai singoli governi), politicamente irresponsabile  ma ampiamente avvicinabile dalle lobby finanziarie o industriali. Qui vengono fissati i paletti della politica economica dei prossimi dieci anni, costringendo qualsiasi governo nazionale dentro una gabbia molto stretta. Su questo ci dovrebbe essere una discussione molto seria a sinistra. Ma non ce n’è traccia.

Intendiamoci. Un continente dotato di moneta comune ed economie interconnesse deve avere una politica economica comune. Ma questo “programma di convergenza” disegna invece un’Europa più divisa, che gerarchizza i vari paesi sulla base di “criteri” con un solo obiettivo: “programmare le riforme nazionali” per aumentarne la competitività, puntando a ridurre il deficit (esploso ovunque per “salvare le banche”) mediante la compressione della spesa pubblica “improduttiva”. A partire dalla spesa sociale.

Non basta. Per vincolare meglio i vari stati è stata fissata una procedura sanzionatoria semiautomatica”. In pratica, a chi “sfora” saranno ridotti i fondi europei per le aree sottoutilizzate (Fas). All’interno di ogni paese verrà accentuata la divaricazione tra aree sviluppate a aree depresse: una nuova guerra tra i poveri. Non a caso Tremonti l’ha definita, con soddisfazione, “un cambiamento costituzionale”.

Ma come può un paese a innovazione zero, come l’Italia, recuperare “competitività” nei confronti di concorrenti con salari monetari molto più bassi e una struttura dei diritti dei lavoratori praticamente inesistente? Una risposta senza equivoci è arrivata ieri dalla Bce: adottando misure per “assicurare che il processo di  contrattazione dei salari ne consenta il flessibile e appropriato adeguamento alle condizioni di disoccupazione e alle perdite di competitività". Tradotto: vanno abbassati, e anche di molto.

Si tratta di un passaggio storico chiarissimo, fin qui costruito con il contributo paritetico dei governi di centrodestra e di centrosinistra. E’ la “cultura della povertà” che deve sostituire quella dei “diritti acquisiti”. Marchionne si è infilato in questa congiuntura giocando d’anticipo, indicando la via a un mondo imprenditoriale ormai nel panico (sempre ieri l’Ocse ha stimato per il nostro paese una caduta del Pil dello 0,3% nel terzo trimestre). La disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici e punta a ridisegnare tutto il sistema delle relazioni industriali sul “modello Pomigliano”. Anche qui, dunque, “un cambiamento costituzionale” imposto con la forza: cancellazione della contrattazione collettiva nazionale e quindi del sindacato “vero”, divieto di sciopero, compressione dei salari, aumento di intensità e durata del lavoro. Ognuno deve essere messo nella condizione di doversi presentare, cappello in mano e testa bassa, a elemosinare un lavoro purchessia.In questa stessa direzione va il “collegato lavoro” del governo Berlusconi – contro cui abbiamo fatto lo sciopero della fame nei mesi scorsi -  che andrà all’approvazione definitiva la prossima settimana. Una legge che sposta radicalmente i rapporti di lavoro a favore delle imprese, limitando fortemente sia le tutele del singolo che la possibilità di intervento della magistratura. Fino a  modificare radicalmente i processi di lavoro, a partire dai “licenziamenti per giusta causa”.

Davanti a questa aggressione diventa decisiva la costruzione rapida della resistenza sociale, che è diffusa ovunque ma fatica a concentrarsi in un movimento politicamente rilevante. Per questo va colta l’occasione della manifestazione nazionale del 16 ottobre, proclamata dalla Fiom Cgil, preparandola fin d’ora in tutte le realtà territoriali. Vanno costituiti ovunque Comitati che preparino tutti gli aspetti politici e organizzativi. Non bisogna più aspettare. Già lunedì mattina, alla riapertura delle scuole, saremo davanti agli istituti insieme al personale precario che rischia il licenziamento e a quello di ruolo alle prese con il sovraffollamento. E altrettanto faremo sabato 18, nella giornata di mobilitazione contro il “collegato lavoro”. Il 16 ottobre va preparato ogni giorno, perché deve diventare il punto di partenza di un rinnovato movimento per “il lavoro bene comune”. Senza se e senza ma.

 
04 Settembre 2010

MARX AVEVA RAGIONE

 

I DATI DIMOSTRANO CHE GLI STANDARD DI VITA DELLA “CLASSE MEDIA“ SONO IN DIMINUZIONE

Anche se non lo ha affermato esplicitamente, un articolo pubblicato la scorsa settimana in svariati siti web che si occupano di economia, inconfutabilmente conferma alcune delle principali asserzioni di Karl Marx inerenti al sistema capitalista.

Nell’ultimo secolo e mezzo, innumerevoli politici capitalisti e accademici hanno costruito intere carriere nel tentativo di provare che Marx e le sue opere fossero antiquate, ingannevoli e completamente erronee. In nessun luogo questo tentativo di screditare il Marxismo è stato cosi forte come negli Stati Uniti. Ad incorrere, in particolar modo nell’ira dei circoli borghesi, nel corso degli anni, è stata un’ affermazione di Marx nel I Volume del “Capitale”, la sua rivoluzionaria opera del 1867: Accumulare benessere in un polo equivale allo stesso tempo ad accumulare miseria…. nel polo opposto” In altre parole, piu’ il ricco diviene ricco –per questo suo arricchimento-i poveri diventano piu’ poveri

I nemici di Marx e del socialismo argomentano con forza che cio’ è stato smentito dal generale aumento dei salari e delle condizioni di vita per molti della classe operaia nei paesi imperialisti, alla fine del XIX secolo e per la maggior parte del XX secolo. Cio’ che gli apologisti del capitalismo hanno lasciato fuori dalla loro “analisi” è stato lo sfruttamento e l’estremo impoverimento degli operari e dei contadini dell’Asia, Africa, America Latina, Europa dell’Est e Medio Oriente-la stragrande maggioranza della popolazione mondiale-che oltre ad un monopolio industriale, hanno reso possibile un temporaneo innalzamento degli standard di vita dei paesi colonizzatori.

Nel corso degli ultimi tre decenni, in ogni caso, gli standard di vita della classe operaria negli Stati Uniti a diretta consequenza del sistema capitalistico hanno subito un peggioramento, tra l’altro in netta accelerazione.

Un articolo di Michael Snyder, ”La Classe Media in America è Radicalmente in Diminuzione Ecco i Fatti che lo Provano", è stato ripreso da numerosi siti Web, tra cuiTech Ticker e Business Insider. (In realta’ Snyder con il termine ”classe media” si riferisce alla classe operaia-ma anche solo parlare dei lavoratori in termine di “classe” è ritenuto poco raccomandabile nei circoli dell’establishment. Suona troppo “Marxista”).

I fatti enunciati da Snyder includono:

  • Il 38% di tutte le azioni degli USA sono nelle mani dell’1% della popolazione
  • Il 61% degli Americani ”sempre o di solito” ha uno stipendio pagato in assegni, fatto che avveniva per il 49% nel 2008 e nel 43% nel 2007.
  • Il 66% dell’incremento economico tra il 2001 e il 2007 è andato all’1% della totalita’ degli Americani.
  • Durante lo scorso anno il 24% dei lavoratori americani sostiene di aver posticipato il proprio pensionamento.
  • Oltre 1.4 milioni di Americani ha dichiarato bancarotta nel 2009, con un incremento del 32% rispetto al 2008.
  • Solo il 5% delle famiglie degli USA ha guadagnato a sufficenza per affrontrare il rincaro della vita dal 1975.
  • Nel 1950, il rapporto tra un salario medio di un dirigente e il salario medio di un operaio era di 3 a 1. Dall’anno 2000, il rapporto è esploso in 300 a 1 e 500 a 1
  • Il 50% di coloro che ricevono il salario piu’ basso negli Stati Uniti adesso collettivamente possegono l’1 % della ricchezza della nazione.
  • L’1% delle famiglie degli USA possiede approssimativamente il doppio della ricchezza collettiva dell’America rispetto a cio’ che possedevano 15 anni fa.
  • Piu’ del 40% degli Americani attualmente impiegati, lavorano in lavori di servizio, che sono spesso sottopagati.
  • Per la prima volta nella storia degli USA piu’ di 40 milioni di Americani vivono di sussidi alimentari, e il Dipartimento di Acrigoltura degli USA calcola che il loro numero aumentera’ a 43 milioni nel 2011.
  • Approssimativamente il 21% di tutti i bambini negli Stati Uniti vivono al di sotto della soglia di poverta’ nel 2010, la percentuale piu’ alta degli ultimo 20 anni.
  • Malgrado la crisi finanziaria,il numero dei miliardari negli Stati Uniti ha raggiunto un incredibile aumento del 16% a 7.8 milioni nel 2009.

Mentre presenta una serie di utili dati, Snyder non traccia l’unica logica conclusione al suo articolo: Il sistema capitalista deve finire.

Di Richard Becker

fonte originale:http://www.pslweb.org/site/News2?page=NewsArticle&id=14281&news_iv_ctrl=1008

 
19 Agosto 2010

Mihajlovic: «Vi racconto la mia Serbia,prima bombardata poi abbandonata»

Mihajlovic: «Vi racconto la mia Serbia,
prima bombardata e poi abbandonata»
L'intervento Nato dieci anni fa. Sinisa: dagli americani soltanto morte



Sinisa Mihajlovic

Non rinnega, perché è fiero. Non ha vergogna, perché non c’è paura. Parlare di forza del gruppo, spogliatoio coeso non è il suo rifugio. Per star comodamente al mondo, anche in quello del calcio, basta dire ovvie banalità. Si fa così, è il protocollo da conferenza stampa. Racconta niente, ma basta a sfamare tutti. Sinisa Mihajlovic no. Non la prende mai alla larga, non ci gira attorno. Va dentro il problema, lo spacca, lo analizza. Poi lo ripone daccapo, con un’altra domanda e una nuova ancora, finché sei tu a cercare risposte e a dover ricomporre certezze sgretolate. Mihajlovic è una persona forte, cresciuto sotto il generale Tito, svezzato da due guerre, indurito dall’orgoglio della sua Serbia. Gli storici sogni di grandezza del Paese sono scomparsi, resta a mala pena la voglia di farcela a sopravvivere. L’allenatore del Bologna è un «privilegiato», almeno così dice chi guarda da fuori. E in fondo è vero. Aveva notorietà e miliardi in tasca quando sulla sua casa piovevano bombe. Aveva tutto, ha ancora l’umiltà di non dimenticare da dove viene e chi è.

Il 24 marzo 1999 la Nato cominciò i bombardamenti sulla Federazione Jugoslava. Quando l’hai saputo? Dov’eri?
«In ritiro con la nazionale slava. La notte prima ci avvisarono che la guerra sarebbe potuta cominciare. Eravamo al confine con l’Ungheria, la Federazione ci trasferì in fretta a Budapest. La mattina dopo sulla Cnn c’erano già i caccia della Nato che sventravano la Serbia».
Qual è stata la tua prima reazione?
«Ho contattato i miei genitori, stavano a Novi Sad. Li ho fatti trasferire a Budapest, ma papà non voleva. Da lì siamo partiti per Roma (ai tempi giocava nella Lazio, ndr), ma dopo due giorni mio padre Bogdan ha voluto tornare in Serbia. Mi disse: "Sono già scappato una volta da Vukovar a Belgrado durante la guerra civile. Non lo farò ancora, non potrei più guadare i vicini di casa quando i bombardamenti finiranno". Prese mia madre Viktoria e se ne andarono. Ero preocuppato, ma fiero di lui».
Dieci anni dopo come giudichi quella guerra?
«Devastante per la mia patria e il mio popolo. A Novi Sad c’erano due ponti sul Danubio: li fecero saltare subito. Ci misero in ginocchio dal primo giorno. Prima della guerra per andare dai miei genitori dovevo fare 1,4 km, ma senza ponti eravamo costretti a un giro di 80 chilometri. Per mesi la gente ha sofferto ingiustamente. Bombe su ospedali, scuole, civili: tutto spazzato via, tanto non faceva differenza per gli americani. Sul Danubio giravano solo delle zattere vecchie. Come la giudico? Ho ricordi terribili, incancellabili, inaccettabili».
Ma la reazione della Nato fu dettata dalla follia di Milosevic. La storia dice che fu lui a provocare quella guerra.
«Siamo un popolo orgoglioso. Certo tra noi abbiamo sempre litigato, ma siamo tutti serbi. E preferisco combattere per un mio connazionale e difenderlo contro un aggressore esterno. So dei crimini attribuiti a Milosevic, ma nel momento in cui la Serbia viene attaccata, io difendo il mio popolo e chi lo rappresenta».
L’hai conosciuto?
«Ci ho parlato tre-quattro volte. Aveva una mia maglietta della Stella Rossa di Belgrado e mi diceva: Sinisa se tutti i serbi fossero come te ci sarebbero meno problemi in questa terra».
Il tuo rapporto con gli americani?
«Non li sopporto. In Jugoslavia hanno lasciato solo morte e distruzione. Hanno bombardato il mio Paese, ci hanno ridotti a nulla. Dopo la Seconda Guerra Mondiale avevano aiutato a ricostruire l’Europa, a noi invece non è arrivato niente: prima hanno devastato e poi ci hanno abbandonati. Bambini e animali per anni sono nati con malformazioni genetiche, tutto per le bombe e l’uranio che ci hanno buttato addosso. Che devo pensare di loro?».
Rifaresti tutto ciò che hai fatto in quegli anni, compreso il necrologio per Arkan?
«Lo rifarei, perché Arkan era un mio amico: lui è stato un eroe per il popolo serbo. Era un mio amico vero, era il capo degli ultras della Stella Rossa quando io giocavo lì. Io gli amici non li tradisco né li rinnego. Conosco tanta gente, anche mafiosi, ma non per questo io sono così. Rifarei il suo necrologio e tutti quelli che ho fatto per altri».
Ma le atrocità commesse?
«Le atrocità? Voi parlate di atrocità, ma non c’eravate. Io sono nato a Vukovar, i croati erano maggioranza, noi serbi minoranza lì. Nel 1991 c’era la caccia al serbo: gente che per anni aveva vissuto insieme da un giorno all’altro si sparava addosso. È come se oggi i bolognesi decidessero di far piazza pulita dei pugliesi che vivono nella loro città. È giusto? Arkan venne a difendere i serbi in Croazia. I suoi crimini di guerra non sono giustificabili, sono orribili, ma cosa c’è di non orribile in una guerra civile?»
Sì, ma i croati...
«Mia madre Viktoria è croata, mio papà serbo. Quando da Vukovar si spostarono a Belgrado, mia mamma chiamò suo fratello, mio zio Ivo, e gli disse: c’è la guerra mettiti in salvo, vieni a casa di Sinisa. Lui rispose: perché hai portato via tuo marito? Quel porco serbo doveva restare qui così lo scannavamo. Il clima era questo. Poi Arkan catturò lo zio Ivo che aveva addosso il mio numero di telefono. Arkan mi chiamò: "C’è uno qui che sostiene di essere tuo zio, lo porto a Belgrado". Non dissi niente a mia madre, ma gli salvai la vita e lo ospitai per venti giorni».
Hai nostalgia della Jugoslavia?
«Certo, di quella di Tito. Slavi, cattolici, ortodossi, musulmani: solo il generale è riuscito a tenere tutti insieme. Ero piccolo quando c’era lui, ma una cosa ricordo: del blocco dei Paesi dell’Est la Jugoslavia era il migliore. I miei erano gente umile, operai, ma non ci mancava niente. Andavano a fare spese a Trieste delle volte. Con Tito esistevano valori, famiglia, un’idea di patria e popolo. Quando è morto la gente è andata per mesi sulla sua tomba. Con lui la Jugoslavia era il paese più bello del mondo, insieme all’Italia che io amo e che oggi si sta rovinando».
Sei un nazionalista?
«Che vuol dire nazionalista? Di sicuro non sono un fascista come ha detto qualcuno per la faccenda di Arkan. Ho vissuto con Tito, sono più comunista di tanti. Se nazionalista vuol dire patriota, se significa amare la mia terra e la mia nazione, beh sì lo sono».
È giusta l’indipendenza del Kosovo?
«Il Kosovo è Serbia. Punto. Non si possono cacciare i serbi da casa loro. No, l’indipendenza non è giusta per niente».
Dieci anni dopo la guerra cos’è la Serbia?
«Un paese scaraventato indietro di 50-100 anni. A Belgrado il centro è stato ricostruito, ma fuori c’è devastazione. E anche dentro le persone. Oggi educare un bambino è un’impresa impossibile».
Perché?
«Sotto Tito t’insegnavano a studiare, per migliorarti, magari per diventare un medico, un dottore e guadagnare bene per vivere bene, com’era giusto. Oggi lo sapete quanto prende un primario in Serbia? 300 euro al mese e non arriva a sfamare i suoi figli. I bimbi vedono che soldi, donne, benessere li hanno solo i mafiosi: è chiaro che il punto di riferimento diventa quello. C’è emergenza educativa in Serbia. L’educazione dobbiamo far rinascere».
Sei ambasciatore Unicef da dieci anni e hai aperto una casa di accoglienza per gli orfani a Novi Sad.
«Sì è vero, ce ne sono 150, ma non ne voglio parlare. So io ciò che faccio per il mio Paese. Una cosa non ho mai fatto, come invece alcuni calciatori croati: mandare soldi per comprare armi».
L’immagine peggiore che hai della guerra?
«Giocavo nella Lazio. Apro Il Messaggero e vedo una foto con due cadaveri. La didascalia diceva: due croati uccisi dai cecchini serbi. Uno aveva una pallottola in fronte. Era un mio caro amico, serbo. Lì ho capito, su di noi hanno raccontato tante cose. Troppe non vere».

Guido De Carolis, Corriere di Bologna
23 marzo 2009(ultima modifica: 25 marzo 2009)

A Pisa l'hub della guerra

A Pisa l'hub della guerra

di Manlio Dinucci

su Il Manifesto del 04/08/2010

L'aeroporto militare di Pisa diventerà l’Hub nazionale delle forze armate, ossia l’unica base aerea da cui transiteranno tutti i reparti inviati nelle diverse «missioni internazionali»: lo ha annunciato il portavoce della 46a Brigata aerea, maggiore Giorgio Mattia. I lavori inizieranno il prossimo maggio e, entro il 2013, l’Hub diventerà operativo. I lavori di ampliamento dello scalo prevedono una struttura ricettiva per circa 30mila uomini perfettamente equipaggiati, per un arco di tempo di almeno un mese. La struttura, ha precisato il portavoce, rispecchierà in tutto e per tutto i grandi hub civili con servizi di check in e check out, movimentazione bagagli e altri servizi di terra che potranno essere gestiti da ditte civili. Con la differenza che vi transiteranno non turisti con T-shirt e canne da pesca, ma militari con tute mimetiche e fucili mitragliatori.

Il progetto viene presentato come un investimento importante che, rilanciando il ruolo strategico della base pisana, potrà avere importanti ricadute economiche sul territorio. «L’aeroporto militare nuova ricchezza per Pisa», titola Il Tirreno (3 agosto), prevedendo che l’Hub, in grado di movimentare fino a 30mila militari al mese, creerà un notevole indotto la cui capacità, inclusi i familiari al seguito, viene stimata in 50-60mila persone. Questo in una città che non raggiunge i 90mila residenti. Tale progetto, che stravolge la vocazione turistica del territorio puntando sul militare, viene imposto all’intera città senza che i suoi abitanti siano stati consultati. Sicuramente, invece, esso ha ricevuto l’entusiastico ok dell’amministrazione comunale, presieduta dal sindaco Marco Filippeschi (Pd).

E’ stato Filippeschi, lo scorso novembre, ad annunciare che la base Usa di Camp Darby, tra l’aeroporto di Pisa e il porto di Livorno, ha «importanti prospettive» e che «gli americani ritengono questo insediamento molto importante e vogliono continuare a investirci». Intanto vi investono la Regione Toscana e i comuni di Pisa e Livorno che, ampliando il Canale dei Navicelli, permettono alla base di velocizzare i collegamenti con il porto di Livorno e accrescere la sua capienza, così da rifornire più rapidamente le forze terrestri e aeree nell’area mediterranea, africana e mediorientale. Nello stesso quadro si inserisce il progetto dell’Hub di Pisa: il fatto che esso sarà in grado di movimentare fino a 30mila militari al mese, il triplo di quanti l’Italia ha dislocati all’estero, indica che la struttura potrà essere usata anche dalle forze armate statunitensi.
Si tace però sul fatto che l’impatto ambientale dell’aeroporto è già oggi ai limiti della sostenibilità. La 46a Brigata, dotata di aerei C-130J della Lockheed Martin che trasportano in continuazione truppe e materiali in Afghanistan e altri teatri, effettua oltre 10mila movimenti annui di velivoli militari, ai quali si aggiungono quelli effettuati per conto di Camp Darby, il cui numero è segreto. Nello stesso aeroporto, la cui gestione è militare, si svolgono oltre 40mila movimenti annui di velivoli civili. Sempre più spesso i C-130J e altri aerei sorvolano a bassa quota le zone abitate, incuranti dell’inquinamento che provocano e che le autorità di solito ignorano. Aumenta allo stesso tempo il pericolo di incidenti come quello verificatosi lo scorso novembre, quando un gigantesco C-130J, modificato in aereo cisterna per il rifornimento dei caccia in volo, è precipitato su una linea ferroviaria subito dopo il decollo, rischiando di provocare una strage. La realizzazione dell’Hub, una vera e propria città militare all’interno della città, che richiederà maggiore spazio e la probabile demolizione di edifici civili, accrescerà enormemente tale impatto.
Siamo quindi di fronte al progetto di militarizzazione di un territorio, che supera ampiamente quello del raddoppio della base di Vicenza, da cui potranno trarre vantaggio alcuni settori economici locali, ma non l’economia né tantomeno la cittadinanza nel suo complesso. Una «grande opera» militare, il cui enorme costo fagociterà altro denaro pubblico, mentre anche a Pisa si tagliano i fondi per l’università, la sanità e altri settori. Un altro investimento sulla «risorsa guerra», dietro il paravento delle «missioni umanitarie».

(il manifesto, 4 agosto 2010)

 
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