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Rivoluzionari![]() Vi sono verità così evidenti che è inutile discuterle. Bisogna essere marxisti con la stessa naturalezza con cui si è newtoniani in fisica o pasteuriani in biologia. Fino a quando il colore della pelle non sarà considerato come il colore degli occhi noi continueremo a lottare. Dicono che noi rivoluzionari siamo romantici. Sì, è vero, ma lo siamo in modo diverso, siamo di quelli disposti a dare la vita per quello in cui crediamo. La gioventù deve fare semplicemente ciò che pensa, l’importante è che non smettiate di essere giovani. Quando si sogna da soli è un sogno, quando si sogna in due comincia la realtà. Siamo realisti, esigiamo l'impossibile. ![]() Agitatevi perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Bisogna opporre al pessimismo dell'intelligenza l'ottimismo della volontà. Il mio atteggiamento deriva dal sapere che a battere la testa contro il muro è la testa a rompersi e non il muro. La verità è sempre rivoluzionaria. Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. ![]() Marcos è gay a San Francisco, nero in Sudafrica, asiatico in Europa, chicano a San Isidro, anarchico in Spagna, palestinese in Israele, indigeno nelle strade di San Cristóbal, ragazzino di una gang a Neza, rocker a Cu, ebreo nella Germania nazista, ombudsman nella Sedena, femminista nei partiti politici, comunista nel dopo Guerra fredda, detenuto a Cintalapa, pacifista in Bosnia, mapuche nelle Ande, maestro nella Cnte, artista senza galleria o cartelle, casalinga un sabato sera in qualsiasi quartiere di qualsiasi città di qualsiasi Messico, guerrigliero nel Messico della fine del XX secolo, scioperante nella Ctm, reporter di note di riempimento nelle pagine interne, maschilista nel movimento femminista, donna sola nella metro alle 10 di sera, pensionato annoiato nello Zócalo, contadino senza terra, editore marginale, operaio disoccupato, medico senza impiego, studente anticonformista, dissidente nel neoliberismo, scrittore senza libri né lettori e, certamente, zapatista nel sud-est messicano. Marcos è tutte le minoranze rifiutate e oppresse, resistendo, esplodendo, dicendo "¡Ya basta!" – Ora Basta! Tutte le minoranze nel momento di parlare e maggioranze nel momento di tacere e sopportare. Tutti i rifiutati cercando una parola, la loro parola, ciò che restituisca la maggioranza agli eterni frammenti, noi. Tutto ciò che dà fastidio al potere e alle buone coscienze, questo è Marcos. E, per questo, tutti noi che lottiamo per un mondo diverso, per la libertà e l’emancipazione dell’umanità, tutti noi siamo Marcos. ![]() La libertà è sempre la libertà di dissentire Il Marxismo è un punto di vista mondiale rivoluzionario che deve sempre lottare per le nuove verità. La storia è la sola vera insegnante, la rivoluzione la miglior scuola per il proletariato. Chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene. ![]()
Noi vivremo in eterno in quella parte di noi che abbiamo donato agli altri. Compagni che non sbagliano | 06 Ottobre 2011
Intervento sulla questione LaikaLe vicende del consiglio di San Casciano della scorsa settimana, riguardano anche i cittadini di Tavarnelle: i posti di lavoro della Laika sono uno dei più importanti beni comuni offerti dal nostro territorio. Per questo motivo, il Partito della Rifondazione Comunista di Tavarnelle, trova vergognosa ogni forma di speculazione (politica, mediatica, economica) sulla testa di chi in quello stabilimento lavora. Giudichiamo inoltre un errore politico grosso come una casa quello di costituirsi a pretesto per il blocco dei lavori e da questo errore prendiamo, e abbiamo preso nelle sedi opportune, le distanze perchè la tutela dell'occupazione viene prima di tutto. In parallelo a questa riflessione è comunque opportuno avviarne un'altra: visti i pareri favorevoli di sovrintendenza e regione, visti i preponderanti rapporti di forza all'interno del Consiglio Comunale di San Casciano, vista l'attuale capacità di incidere da parte dei consigli comunale pari a zero, è comunque ridicolo pensare che un consigliere di opposizione contro venti contrari abbia minimamente voce in capitolo sul bloccare o meno i lavori. Se ci sono mancanze dal punto di vista procedurale, è giusto che siano riviste. La giunta di San Casciano ha i numeri per governare, il parere positivo dei tecnici e della sovrintendenza, se non arriverà al termine dei lavori o se l'azienda arriverà a delocalizzare la produzione, è evidente che le responsabilità saranno da ricercare in questa direzione e che qualcuno stia cercando un capro espiatorio alle proprie carenze amministrative. Andrea Parti Capogruppo PRC-PDCI Tavarnelle 25 Aprile 2011
25 Aprile
21 Aprile 2011
25 Aprile a Tavarnelle e BarberinoTavarnelle Ore 9:30 Ritrovo presso il Largo dei Caduti nei Lager e partenza per la deposizione delle corone alle lapidi e ai monumenti dei caduti
Barberino La Banda di Marcialla accompagnerà la deposizione delle corone con il seguente programma: 13 Aprile 2011
Gagarin: una lezione di progresso e meritocrazia
Il 12 aprile 1961, alle 9:07 (ora di Mosca), il Cosmonauta sovietico Yuri Gagarin scrive una delle pagine più sensazionali dell'intera storia dell'umanità. A bordo della navicella Vostok 1, montata su un vettore balistico R7 appositamente modificato per l'occasione, compieun volo intorno alla Terra, raggiungendo un'altitudine massima di 302 km e una minima di 175 km, viaggiando a una velocità di 27.400 km orari. Atterrerà 108 minuti dopo la sua partenza, davanti all'incredula Anna Tartakova, contadina di una fattoria collettiva, nella regione di Saratov. Nato il 9 marzo 1934 a Klushino, un villaggio nei pressi di Smolensk, vive in un kolchoz, dove il padre lavora come falegname. Nonostante l'invasione nazista, Yuri riesce a trasferirsi a Mosca e a frequentare la scuola superiore, passando poi alla scuola tecnico industriale di Saratov. Nel 1955 si iscrive a un circolo aereonautico e, sempre nello stesso anno, svolge con successo il suo primo volo in solitario a bordo di uno YAK-18. Grazie all'ottimo risultato scolastico entra nell'Accademia Aereonautica Sovietica di Orenburg dove viene addestrato a pilotare i MIG. Nel 1957 si diploma a pieni voti e diventa tenente dell'Aereonautica. Nel 1959 si iscrive al Partito Comunista; sempre nello stesso anno partecipa alla selezione dei primi cosmonauti sovietici. Partecipa con entusiasmo a tutti i test: prove di matematica, resistenza allo stress, accurate visite mediche. Fa parte dei 20 selezionati rispetto ai 2200 candidati iniziali, oltrepassa anche le restanti prove specifiche: cabina pressurizzata, resistenza alla temperatura, esami mnemonici e comportamentali. L'esito di questi ultimi test è storia. La vicenda del volo del Vostok 1, come l'intera vita di Gagarin possono offrire un'infinita serie di riflessioni e spunti assolutamente non rituali, oggetto anche dell'attuale dibattito politico interno ed esterno al nostro schieramento. Andrea Parti - Giovani Comunisti Firenze 03 Marzo 2011
Il nostro punto di vista su rifiuti, trasporto pubblico locale e dichiarazioni del centrodestra
Rifiuti Apprendiamo dalla stampa che il completamente del ciclo rifiuti come previsto dai piani provinciali è lontano da venire. Risulta che l'impianto di Case Passerini a detta del sindaco di Campi Adriano Chini sarà pronto nella migliore delle ipotesi per il 2016, nel frattempo il sindaco di Greve Alberto Bencistà si oppone a qualsiasi atto riguardi l'impianto di Testi chiedendone una moratoria al fine di valutarne l'effettiva utilità. L'assessore provinciale Renzo Crescioli dichiara che nei fatti la moratoria esiste già essendo ancora lontano l'iter per l'assegnazione della gestione dei rifiuti. Ci risparmiano gli sfoghi del sindaco di Scandicci Simone Gheri nei confronti del collega grevigiano, e la guerra tra i bolognesi di Hera e i francesi di Veolia sull'impianto di Case Passerini. Il nostro gruppo ha sollevato in tempi non sospetti diverse perplessità su questo piano, proponendo al contempo di aprire un tavolo che prendesse in esame in modo serio il problema rifiuti e cercasse di valutare in modo oggettivo e informato le possibili soluzioni, mettendo al centro della gestione quelle che sembrano ad oggi essere le soluzioni più avanzate e di successo a partire dall'esperienza "rifiuti zero" di Capannori. Non potendo evidentemente attendere il 2016 (ma un solo impianto non fa un piano) per vedere gli effetti o il fallimento dell'attuale piano provinciale, si chiede alla giunta se non ritenga i tempi maturi per un necessario confronto con le forze politiche e civili, non che con i cittadini, su questo problema mediante l'apertura di un tavolo di confronto e proposta.
Trasporto Pubblico Locale La situazione del trasporto pubblico locale continua ad esser gestita dalla Sita in modo assurdo e improvvisato. Ai classici orari appesi alle pensiline, oltre a un foglio volante cartaceo che indica – in ordine sparso – “importantissime informazioni sulle corse tra Mercatale e San Casciano”, è stata aggiunta una fascia gialla con scritto: “ci scusiamo per eventuali disagi, gli orari potrebbero subire variazioni”; tutto ciò è letteralmente vergognoso. Oltre a questo, il sito internet – oltre che male aggiornato - risulta, a livello tecnologico, risalente all’era paleolitica; basterebbero poche centinaia di euro per aggiornarlo alle attuali necessità dell’utenza. Ci risulta inoltre che alcune delle corse tagliate siano stato scelte arbitrariamente e senza consultare i cittadini. I primi abbonamenti che ho fatto alla Sita risalgono ai tempi della lira, ricordo benissimo il cambio di prezzo quando ci fu il passaggio all’euro (in proporzione, da 1000 lire ad un euro, sebbene il cambio avrebbe dovuto essere applicato sui canoni richiesti dall’Unione Europea). Riteniamo ingiusti e profondamente classisti i tagli fatti da parte del governo ma, dopo anni di sfruttamento dei pendolari, non basta piangere miseria. E' necessario che la SITA si impegni per gestire al meglio le poche risorse rimaste. Chiederemo all’amministrazione di fare maggiore pressione in questo senso.
Tenerezza Nello scorso numero la lista civica “indipendente” (di centrodestra) ci accusa di far tenerezza. Sono decenni che il popolo delle Libertà-Forza Italia prova a governare qualche comune in Toscana attraverso la costituzione di liste civiche spacciate per equidistanti dai partiti, come da copione tutto ciò è avvenuto anche a Tavarnelle. A fronte dei recenti scandali e della complessiva e drammatica condizione dell’Italia, le cui responsabilità sono in larghissima parte dei vari governi Berlusconi, ci rendiamo perfettamente conto delle difficoltà che avrebbero affrontato ad adottare una profilo chiaro e definito come il nostro. Fa tenerezza chi, senza troppi fronzoli, si qualifica per quello che è o chi ha bisogno di nascondere la propria identità per apparire più docile e appetibile di quello che non è?
Andrea Parti Capogruppo Partito della Rifondazione Comunista - Comunisti Italiani Tavarnelle http://comunisti.giovani.it/ giovanicomunistitb@gmail.com Il caso FiatIL CASO FIAT 16 Dicembre 2010
Sul 14 dicembreIl 14 dicembre, mentre in Parlamento si teneva uno scontro tutto interno al centrodestra e ai poteri forti del Paese (con la politica della corruzione di un premier puttaniere contrapposta alla perbenista volontà
di macelleria sociale di FLI e Confindustria, che già sognavano un
Governo tecnico), il popolo degli studenti e dei lavoratori è sceso in
piazza, nella Capitale, per urlare che "se ci bruciano il futuro noi
bruciamo la città". 29 Novembre 2010
CIAO MAESTRO, TI DOBBIAMO UNA RIVOLUZIONE
15 Novembre 2010
IL NOSTRO PUNTO DI VISTA SULLA LAIKA, TRASPORTI PUBBLICI E UNIONE DEI COMUNILaika Trasporti pubblici Unione dei Comuni 18 Ottobre 2010
Intervista a Daniele Calosi, segretario organizzativo Fiom FirenzeArticolo del gruppo PRC-PDCI per il prossimo numero de il Reporter Fiorentino
Il mondo del lavoro sta subendo un'offensiva senza precedenti, la parte peggiore della politica gira intorno - e spesso ignora - quello che è il problema principale degli italiani. Rompendo questa logica, decidiamo di offrire lo spazio a disposizione del nostro gruppo a Daniele Calosi, segretario organizzativo della Fiom di Firenze.
Quali sono gli effetti di breve e lungo periodo di quanto accaduto a Pomigliano? Nell'immediato si sono create le condizioni di una forte divisione fra i lavoratori e fra le ooss che vede un atteggiamento sbagliato di fim uilm convinte che solo con un arretramento dei diritti dei lavoratori si possano mantenere gli investimenti in questo paese. In prospettiva, si creano le condizioni per le quali nelle aziende il confronto avrà come riferimento la perdita dei diritti come se la sfida della globalizzazione fosse affrontabile misurandosi con i salari e le condizioni di lavoro dei paesi emergenti invece che con l'innovazione e la qualità dei prodotti e relativi investimenti come dimostra la Germania. Perchè la manifestazione del 16 ottobre? Perchè è indispensabile spostare l'attenzione del paese sui temi che interessano il mondo del lavoro. Il tentativo è quello di costringere un governo, in tutt'altri interessi affaccendato, ad affrontare dopo anni di indifferenza questo tema a partire dal rinnovo degli ammortizzatori sociali, a una politica tesa ad aiutare gli investimenti, alla salvaguardia di un potere d'acquisto dei salari e delle pensioni in grado di ricostruire un mercato interno senza affidarsi solo all'esportazione, per consentire una uscita dalla crisi che non costi soltanto ai lavoratori come la manovra finanziaria ha vergognosamente fatto. Perchè la FIOM è il soggetto promotore? Perchè il settore manifatturiero è colpito in modo gravissimo anche se la partecipazione attiva della CGIL è a testimoniare che l'intero mondo del lavoro intende reagire a questa situazione. Come influiranno sui lavoratori le decisioni dell'Europa relativamente al nuovo patto di stabilità che impone altri tagli allo stato sociale? L'Europa sta ancora pensando che la leva finanziaria consenta di risolvere i problemi dei quali è la prima responsabile. Il tutto senza decidere che se vogliamo superare la crisi ogni sforzo deve essere indirizzato verso il lavoro e l'occupazione.In varie regioni d'Italia e presto anche nella nostra, il PRC sta proponendo leggi contro le delocalizzazioni; cosa ne pensi?Qualunque proposta ed iniziativa che ponga al centro il mondo del lavoro è importante anche se l'attuale situazione politica non consentirà di portare risultati soddisfacenti. Qual è la situazione occupazionale della nostra zona, come ha colpito la crisi? quali scenari si profilano? Anche qui, come sull'intero territorio della provincia, la crisi ha colpito duramente e gli ammortizzatori sociali che il sindacato ha utilizzato perdono, con passare del tempo, parte della loro efficacia. I timidi segnali di ripresa non sono purtroppo accompagnati da un recupero dell'occupazione.? NOMINATO IL NUOVO ASSESSORE DI BARBERINONOMINATO IL NUOVO ASSESSORE DI BARBERINO 07 Ottobre 2010
Risposta in merito all'intevento di Marini su Metropoli sulla questione SakinehIl consigliere Marini sostiene che a nostro avviso la questione riguardante Sakineh si tratti di una "bufala".Niente di più falso. Ho iniziato l'intervento premettendo ferma contrarietà alla pena di
morte.Ho fatto presente che ci sono centinaia di persone su cui nessuno
si sofferma che subiscono ingiustizie di ogni tipo. Già in passato
abbiamo assistito alla creazione mediatica di stati-mostri così da
giustificare nuovi interventi militari occidentali in giro per il
pianeta; non ci vogliamo unire al coro di chi gioca con i sentimenti
della gente mistificando la realtà per preparare il terreno per
l'ennesima guerra dove sarà massacrata ben più di una donna.Ho spiegato
al consigliere Marini , tramite un articolo de "La Stampa" (la cui casa
editrice è il gruppo FIAT), che la mozione in discussione era priva di
senso da un punto di vista giudiziario in quanto la donna in questione
non è condannata per adulterio ma per omicidio premeditato in primo e
secondo grado.Con milioni di persone a casa, con stipendi al limite del
ridicolo e padroni che vogliono tornare alle condizioni dell'ottocento,
Rifondazione Comunista piuttosto che dar seguito alle campagne
denigratorie per creare il terreno ideologico culturale per una nuova
guerra preferisce dar risalto ai problemi di questo paese; al fine di
mantenere l'attenzione sulla strage delle morti bianche, ad esempio,
chiederemo il prima possibile l'intitolazione di una via ai caduti sul
lavoro. 25 Settembre 2010
COLPO DI STATO EUROPEO
Qualche anno fa il patto di stabilità venne definito stupido, troppo rigido. Adesso la Commissione europea si appresta a peggiorarlo drasticamente, rendendolo ancora più stupido. Dobbiamo dedurne che siamo governati a livello europeo da una massa di deficienti? E’ molto probabile che vi siano anche quelli, ma il punto decisivo è che l’Europa è governata da una cricca di liberisti integralisti, che stanno instaurando una dittatura della borghesia, fregandosene completamente dei drammatici effetti sociali che avranno le loro politiche. Chi sono i governanti di questa Europa? Oscuri burocrati? No. Sono l’insieme dei governi europei che nominano la Commissione europea. Il punto è proprio questo: i diversi governi – di centro destra come di centro sinistra – stanno decidendo a livello europeo una linea di politica economica che produrrà effetti negativi enormi su ogni singolo paese ed in particolare su coloro che sono più indebitati a livello statale. Non a caso in Spagna il 29 ci sarà uno sciopero generale indetto da tutte le centrali sindacali contro la politica sociale del governo Zapatero. Questa politica deflattiva, che restringe il mercato e aumenta la disoccupazione, è identica a quella che in Europa, dopo la crisi del ’29, portò alla vittoria del Nazismo. L’idea che li guida è di abbassare il costo del lavoro in modo selettivo - producendo una enorme differenziazione salariale tra i diversi paesi europei - al fine di rendere più competitiva una parte dell’Europa sui mercati internazionali. Questa politica, non ha alcuna possibilità di ottenere i risultati che si propone per una semplice ragione: se tutti, dalla Cina agli Stati Uniti all’Europa pensano di uscire dalla crisi aumentando le esportazioni, chi mai comprerà tutte quelle merci? I marziani? Ci troviamo quindi di fronte ad una politica economica che non serve ad uscire dalla crisi ma che produrrà un impoverimento selettivo e una forte gerarchizzazione tra le classi sociali, tra le nazioni e tra le diverse aree di ogni paese. Il dictat europeo non obbligherà solo i governi italiani,per vent’anni, a fare politiche economiche di continuo taglio della spesa sociale. A mio parere, queste politiche, in un contesto di attacco della Confindustria ai contratti nazionali di lavoro e di Federalismo fiscale (approvato anche dall’IdV con l’astensione del PD), aprono la strada ad una effettiva spaccatura dell’Italia. I tagli di bilancio a cui ci obbligherebbe l’Europa sono infatti destinati ad aggravare pesantemente le contraddizioni sociali e – sull’esempio Belga – le spinte secessioniste. Questa è l’alternativa che abbiamo oggi in campo: la guerra tra i poveri in un contesto di secessione dei ricchi e di aggressione alla democrazia o l’unificazione del conflitto di classe, sociale, ambientale e territoriale nella costruzione dell’alternativa. A tal fine non bastano i pannicelli caldi o le poesie. Per rovesciare questa politiche europee e nazionali occorre un salto di qualità su più livelli. Il primo è costruire l’opposizione per cacciare Berlusconi e sconfiggerlo nelle elezioni. Un fronte democratico che si ponga l’obiettivo di uscire dalla seconda repubblica e garantisca la tenuta costituzionale dello stato e del paese. La costruzione del fronte democratico e dell’opposizione non è obiettivo di altri ma nostro e dobbiamo costruirlo sui territori. Il secondo è quello dell’allargamento e dell’unificazione del conflitto di classe, anche a livello europeo. Il punto centrale è la manifestazione del 16 ottobre che dobbiamo far diventare una grande manifestazione di popolo contro le politiche del governo, di Confindustria e dell’Unione Europea. Dobbiamo lavorare in modo certosino all’organizzazione della manifestazione del 16, dobbiamo operare per il consolidamento delle forze che convergeranno il 16 in modo da proseguire, dopo, sui territori e nei luoghi di lavoro, ad organizzare la lotta. E’ del tutto evidente che la cacciata di Berlusconi – che perseguiamo – non risolverà tutti i problemi e l’organizzazione del conflitto è decisiva per contrastare l’offensiva padronale. Il terzo è quello dell’unità della sinistra di alternativa. Bersani vuole costruire il nuovo Ulivo, noi dobbiamo unire la sinistra fuori dall’Ulivo e dal compromesso che a livello europeo stanno mettendo in campo socialdemocrazia e popolari. A questo serve la Federazione della Sinistra. La sinistra europea conferma in questa quadro tutta la sua valenza strategica, perché solo una sinistra europea coerentemente antiliberista, può costruire una alternativa organica alle politiche europee sopra descritte. Da ultimo occorre denunciare con forza che la globalizzazione neoliberista porta a trasformare l’Europa in una gigantesca gabbia produttrice di guerre tra i poveri. La costruzione di una Europa sociale, egualitaria, democratica e rispettosa dell’ambiente, necessita la messa in discussione della globalizzazione neoliberista. Il dogma della libera circolazione dei capitali e delle merci in un mondo che impedisce la libera circolazione delle persone deve essere sconfitto. Siamo quindi impegnati a sconfiggere Berlusconi e il berlusconismo, ma per questo dobbiamo alzare il tiro contro le politiche europee, contro il capitale finanziario e il dogma della globalizzazione che alimenta solo la guerra tra i poveri. 16 Settembre 2010
PAOLO FERRERO PARLA CON I LAVORATORI DI MELFI
I Norman d’Italia: laurea con lode e una vita offesadi Giuseppe Provenzano su l’Unità – 16 settembre 2010 Idisperati salgono sui tetti, e prima o poi accade: uno si butta giù. Si buttano giù, i giovani italiani, al Sud più che altrove, quando arriva il giorno in cui si chiedono: a cosa è servito tanto studiare? Un giorno di settembre, se mancanotre mesi alla laurea, o al dottorato, e si chiedono che fare dopo. Dopo che sei salito su un tetto, e non vedi una via per scendere, e se scendi non vedi una via – che fai, dopo? Di Norman Zarcone, 27 anni, dottorando in filosofia del linguaggio, laureato con la lode, che si è buttato giù, da un terrazzo al settimo piano della Facoltà di Lettere di Palermo, interessa il prima. Interessa la vita. La sua vita di ogni giorno prima, come le vite degli altri. Dei ragazzi che hanno studiato tanto, e bene. Di quelli che hanno una passione, la ricerca, e per quella si sottopongono allo scandalo moderno dei dottorati senza borsa, nella disperanza che prima o poi qualcuno si accorga del merito. I dottorandi senza borsa, come i praticanti senza stipendio, i dipendenti senza contratto, e così via, senza via.Oi ricercatori pronti ad aspettare – all’Università, si sa, si attende – a patto di avere una prospettiva, per quanto incerta. E che ora sono pronti a protestare – all’Università, non si sa, ma si protesta – perché la prospettiva è negata. E quando protestano, anche nella civilissima a Bologna, subiscono il ricatto di un Senato accademico che minaccia di sostituirli – nell’insegnamento non dovuto – con i docenti a contratto. Dando di più a quelli che già hanno – perché nell’Italia di oggi, così si affronta la crisi, per questa via. Senza una via, attendeva Norman, senza prospettiva, come gli altri. Nella condizione dell’eterno esame riservato a chi non ha la fortuna di averli già vinti gli esami – cioè, ereditati. Nella negazione dell’etica pubblica, del diritto allo studio, al lavoro. Di tutto ciò che Napolitano con tenacia riafferma ogni giorno – e ancora ieri, nell’Italia di Adro, di Gelmini e Tremonti sordi e muti e complici – sulla scuola e la formazione, la ricerca e il merito, contro i tagli indiscriminati, e discriminanti sul futuro. Proprio quello cheNormannon ha visto più, il mattino dopo di una vita in cui ha creduto nello studio, ma anche nell’«etica del lavoro»: dopo un’estate passata a piantare ombrelloni nelle spiagge per venticinque euro al giorno. Chissà cos’ha pensato, ogni giorno. Quanti giorni a 25 euro ci vogliono per farsi una casa, una famiglia o forse solo un viaggio con la ragazza? Il tempo di accorgersi, un giorno, che a uno come Norman, o a un’altra, sono stati negati anche i tempi biologici. E ci si butta giù, a pensare ai professori che ti scoraggiano, ti invitano ad andartene o a mollare. A fare altro. E cosa? Ci si butta giù, a pensare alle vite dei padri quando avevano l’età nostra.Apensare alle case, alla casa del padre dove si è costretti a vivere, nell’attesa. Ora, derubricate pure questa morte – di cui non ha parlato nessun giornale nazionale, nella catasta di tragedie quotidiane e di miserie da prima pagina – a episodio di “disagio giovanile”. Il tema è questa vita: la vita agra nell’Italia di oggi dei giovani a un cornicione che fumanol’ultima sigaretta,comeraccontano gli ultimi testimoni della vita di Norman. La vita offesa dei giovani che si buttano giù o che stanno lì per sempre, immobili e in bilico, precari sull’orlo, precaria la vita. È l’Unità negata, per i tanti che da Mezzogiorno prendono la via del Nord, perché alla domanda – a cosa serve tanto studiare? – hanno trovato una sola risposta: a emigrare. È l’Italia negata, per tutti quelli che sono costretti a lasciare la casa del padre alla ricerca di un pezzo di cielo, comeunica via. Lech lechà, vattene. L’Italia della cacciata, della fuga, delle defezioni. Gli esuli di una nazione che non risorge, e che si butta giù. Molti amici di Norman, dalle loro città settentrionali o straniere, non hanno potuto partecipare al funerale; e danno voce al loro lamento, su facebook. In questi giorni, la gente del Sud si è ritrovata ai funerali. A Sant’Orsola di Palermo, come al porto di Acciaroli. Durante l’omelia, però, stavolta, nessuno ha potuto gridare, come per Angelo Vassallo, “speriamo che i responsabili non siano tra noi”. Ché “questa generazione è sacrificata ogni giorno” – dice Masino, collega e coetaneo di Norman. E mentre un padre – che confessa di aver cercato, invano, tutte le raccomandazioni – grida all’« omicidio di Stato» e piange un figlio al cimitero, l’Italia non si cura del destino dei suoi agnelli. I tanti Isacco dell’assassinio consumato, senza più angeli a fermare la mano. Nel nome degli altri padri. Nel nome dei padrini. E così non sia. 13 Settembre 2010
UMBRIA: PRC -FDS PRESENTANO LEGGE CONTRO LE DELOCALIZZAZIONII consiglieri regionali Damiano Stufara e Orfeo Goracci hanno presentato questa mattina, durante una conferenza stampa che si è svolta a Palazzo
Cesaroni, la proposta di legge del gruppo Prc – Fed. Sin. pensata per
fare fronte al problema della delocalizzazione industriale e della
dismissione delle attività produttive.Per Stufara e Goracci “lo
smantellamento delle misure di tutela della coesione sociale operato dal
governo Berlusconi e i gravissimi attacchi fatti dalla Confindustria
allo Statuto dei lavoratori ed al sistema dei contratti nazionali
impongono alla politica di intervenire a tutela del sistema produttivo e
dei livelli occupazionali”.
10 Settembre 2010
LAVORO BENE COMUNE
Due eventi hanno cambiato il quadro politico e sociale nelle ultime settimane. Il primo è la centralizzazione delle politiche di bilancio nazionali dei 27 paesi dell’Unione europea, decisa in via definitiva al vertice Ecofin di lunedì e martedì scorsi. E’ stato cioè creato “un nuovo luogo politico” che si prende il principale potere di uno stato: il controllo delle risorse finanziarie pubbliche. Un “luogo” sottratto ad ogni controllo democratico (i membri della Commissione sono nominati dai singoli governi), politicamente irresponsabile ma ampiamente avvicinabile dalle lobby finanziarie o industriali. Qui vengono fissati i paletti della politica economica dei prossimi dieci anni, costringendo qualsiasi governo nazionale dentro una gabbia molto stretta. Su questo ci dovrebbe essere una discussione molto seria a sinistra. Ma non ce n’è traccia. Intendiamoci. Un continente dotato di moneta comune ed economie interconnesse deve avere una politica economica comune. Ma questo “programma di convergenza” disegna invece un’Europa più divisa, che gerarchizza i vari paesi sulla base di “criteri” con un solo obiettivo: “programmare le riforme nazionali” per aumentarne la competitività, puntando a ridurre il deficit (esploso ovunque per “salvare le banche”) mediante la compressione della spesa pubblica “improduttiva”. A partire dalla spesa sociale. Non basta. Per vincolare meglio i vari stati è stata fissata una procedura sanzionatoria semiautomatica”. In pratica, a chi “sfora” saranno ridotti i fondi europei per le aree sottoutilizzate (Fas). All’interno di ogni paese verrà accentuata la divaricazione tra aree sviluppate a aree depresse: una nuova guerra tra i poveri. Non a caso Tremonti l’ha definita, con soddisfazione, “un cambiamento costituzionale”. Ma come può un paese a innovazione zero, come l’Italia, recuperare “competitività” nei confronti di concorrenti con salari monetari molto più bassi e una struttura dei diritti dei lavoratori praticamente inesistente? Una risposta senza equivoci è arrivata ieri dalla Bce: adottando misure per “assicurare che il processo di contrattazione dei salari ne consenta il flessibile e appropriato adeguamento alle condizioni di disoccupazione e alle perdite di competitività". Tradotto: vanno abbassati, e anche di molto. Si tratta di un passaggio storico chiarissimo, fin qui costruito con il contributo paritetico dei governi di centrodestra e di centrosinistra. E’ la “cultura della povertà” che deve sostituire quella dei “diritti acquisiti”. Marchionne si è infilato in questa congiuntura giocando d’anticipo, indicando la via a un mondo imprenditoriale ormai nel panico (sempre ieri l’Ocse ha stimato per il nostro paese una caduta del Pil dello 0,3% nel terzo trimestre). La disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici e punta a ridisegnare tutto il sistema delle relazioni industriali sul “modello Pomigliano”. Anche qui, dunque, “un cambiamento costituzionale” imposto con la forza: cancellazione della contrattazione collettiva nazionale e quindi del sindacato “vero”, divieto di sciopero, compressione dei salari, aumento di intensità e durata del lavoro. Ognuno deve essere messo nella condizione di doversi presentare, cappello in mano e testa bassa, a elemosinare un lavoro purchessia.In questa stessa direzione va il “collegato lavoro” del governo Berlusconi – contro cui abbiamo fatto lo sciopero della fame nei mesi scorsi - che andrà all’approvazione definitiva la prossima settimana. Una legge che sposta radicalmente i rapporti di lavoro a favore delle imprese, limitando fortemente sia le tutele del singolo che la possibilità di intervento della magistratura. Fino a modificare radicalmente i processi di lavoro, a partire dai “licenziamenti per giusta causa”. Davanti a questa aggressione diventa decisiva la costruzione rapida della resistenza sociale, che è diffusa ovunque ma fatica a concentrarsi in un movimento politicamente rilevante. Per questo va colta l’occasione della manifestazione nazionale del 16 ottobre, proclamata dalla Fiom Cgil, preparandola fin d’ora in tutte le realtà territoriali. Vanno costituiti ovunque Comitati che preparino tutti gli aspetti politici e organizzativi. Non bisogna più aspettare. Già lunedì mattina, alla riapertura delle scuole, saremo davanti agli istituti insieme al personale precario che rischia il licenziamento e a quello di ruolo alle prese con il sovraffollamento. E altrettanto faremo sabato 18, nella giornata di mobilitazione contro il “collegato lavoro”. Il 16 ottobre va preparato ogni giorno, perché deve diventare il punto di partenza di un rinnovato movimento per “il lavoro bene comune”. Senza se e senza ma. 04 Settembre 2010
MARX AVEVA RAGIONE
I DATI DIMOSTRANO CHE GLI STANDARD DI VITA DELLA “CLASSE MEDIA“ SONO IN DIMINUZIONE Anche se non lo ha affermato esplicitamente, un articolo pubblicato la scorsa settimana in svariati siti web che si occupano di economia, inconfutabilmente conferma alcune delle principali asserzioni di Karl Marx inerenti al sistema capitalista. Nell’ultimo secolo
e mezzo, innumerevoli politici capitalisti e accademici hanno
costruito intere carriere nel tentativo di provare che Marx e le sue
opere fossero antiquate, ingannevoli e completamente erronee. In nessun
luogo questo tentativo di screditare il Marxismo è stato cosi forte
come negli Stati Uniti. Ad incorrere, in particolar modo nell’ira dei
circoli borghesi, nel corso degli anni, è stata un’ affermazione di Marx
nel I Volume del “Capitale”, la sua rivoluzionaria opera del 1867: ”Accumulare benessere in un polo equivale allo stesso tempo ad accumulare miseria…. nel polo opposto” In altre parole, piu’ il ricco diviene ricco –per questo suo arricchimento-i poveri diventano piu’ poveri”
I nemici di Marx e del socialismo argomentano con forza che cio’ è stato smentito dal generale aumento dei salari e delle condizioni di vita per molti della classe operaia nei paesi imperialisti, alla fine del XIX secolo e per la maggior parte del XX secolo. Cio’ che gli apologisti del capitalismo hanno lasciato fuori dalla loro “analisi” è stato lo sfruttamento e l’estremo impoverimento degli operari e dei contadini dell’Asia, Africa, America Latina, Europa dell’Est e Medio Oriente-la stragrande maggioranza della popolazione mondiale-che oltre ad un monopolio industriale, hanno reso possibile un temporaneo innalzamento degli standard di vita dei paesi colonizzatori. Nel corso degli ultimi tre decenni, in ogni caso, gli standard di vita della classe operaria negli Stati Uniti a diretta consequenza del sistema capitalistico hanno subito un peggioramento, tra l’altro in netta accelerazione. Un articolo di Michael Snyder, ”La Classe Media in America è Radicalmente in Diminuzione Ecco i Fatti che lo Provano", è stato ripreso da numerosi siti Web, tra cuiTech Ticker e Business Insider. (In realta’ Snyder con il termine ”classe media” si riferisce alla classe operaia-ma anche solo parlare dei lavoratori in termine di “classe” è ritenuto poco raccomandabile nei circoli dell’establishment. Suona troppo “Marxista”). I fatti enunciati da Snyder includono:
Mentre presenta una serie di utili dati, Snyder non traccia l’unica logica conclusione al suo articolo: Il sistema capitalista deve finire. Di Richard Becker fonte originale:http://www.pslweb.org/site/News2?page=NewsArticle&id=14281&news_iv_ctrl=1008 19 Agosto 2010
Mihajlovic: «Vi racconto la mia Serbia,prima bombardata poi abbandonata»Mihajlovic: «Vi racconto la mia Serbia, A Pisa l'hub della guerraA Pisa l'hub della guerra di Manlio Dinucci su Il Manifesto del 04/08/2010 L'aeroporto militare di Pisa
diventerà l’Hub nazionale delle forze armate, ossia l’unica base aerea
da cui transiteranno tutti i reparti inviati nelle diverse «missioni
internazionali»: lo ha annunciato il portavoce della 46a Brigata aerea,
maggiore Giorgio Mattia. I lavori inizieranno il prossimo maggio e,
entro il 2013, l’Hub diventerà operativo. I lavori di ampliamento dello
scalo prevedono una struttura ricettiva per circa 30mila uomini
perfettamente equipaggiati, per un arco di tempo di almeno un mese. La
struttura, ha precisato il portavoce, rispecchierà in tutto e per tutto i
grandi hub civili con servizi di check in e check out, movimentazione
bagagli e altri servizi di terra che potranno essere gestiti da ditte
civili. Con la differenza che vi transiteranno non turisti con T-shirt e
canne da pesca, ma militari con tute mimetiche e fucili mitragliatori. |