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27 Luglio 2008

RIFONDAZIONE, PAOLO FERRERO ELETTO SEGRETARIO



(ANSA) CHIANCIANO TERME (SIENA) - Paolo Ferrero è stato eletto segretario di Rifondazione con 142 sì e 134 no. Su 281 votanti oltre ai sì e ai no ci sono stati un astenuto e quattro schede bianche.
VENDOLA, SCONFITTO MA CONTINUO LA BATTAGLIA - "Io sono sconfitto ma sono sereno perché da comunista ho imparato ad essere sconfitto e a stare con gli sconfitti. Compagni della mozione 2 ci vediamo nell'area politico-culturale 'Rifondazione per la sinistra'". Niky Vendola ammette che non diventerà segretario di Rifondazione salendo sul palco del VII Congresso di Rifondazione Comunista, annunciando la nascita di una corrente di minoranza, smentendo qualsiasi ipotesi di scissione.
"La seconda mozione - annuncia dal palco il governatore della Puglia - non abbandona Rifondazione ma è qui per continuare la battaglia perché siamo il 47,3% del partito": Vendola nel suo intervento sfida i compagni del nord "a venire a vedere al sud come si combatte l'illegalità e come si sfida la mafia a viso aperto".
L'estremo tentativo di trovare un accordo tra la mozione due che fa capo a Nichi Vendola e gli esponenti del documento uno di Paolo Ferrero è saltato dopo una lunga riunione notturna della commissione politica. L'ala 'vendoliana' ritiene inaccettabile il testo di un eventuale documento su cui convergano le altre quattro mozioni.
Il governatore pugliese ha attaccato il fatto che "questo congresso sta scegliendo la strada di composizione di una maggioranza che esiste solo in alchimie ricercate pazientemente". Alchimie, ha evidenziato il leader della mozione 2, "senza respiro né prospettive che non danno futuro a Rifondazione".
L'intervento di Vendola accende la platea. Diversi i passaggi che vengono sottolineati con standing ovation da parte della sua mozione o fischi da parte del resto della platea. Uno dei passaggi più contestati è quando il Governatore della Puglia invita "quelli del Nord ad andare al Sud per vedere il Partito e chi giorno per giorno sfida la mafia a viso aperto". I suoi delegati si alzano in piedi ad applaudirlo gridando 'Nichi-Nichi'. Un ovazione che i suoi gli riserveranno anche alla fine quando sceso dal palco si avvicineranno tutti per abbracciarlo.
BERTINOTTI, VOTO MOZIONE 2, LO AVREI FATTO ANCHE DA POSTO
I delegati si susseguono sul palco della presidenza per dichiarare al microfono la loro preferenza per i documenti che si contendo la maggioranza del partito. E' il turno di Fausto Bertinotti che viene accompagnato sul palco da un applauso. L'ex presidente della Camera si avvicina al microfono e dichiara il suo voto: "Voto il documento due, la mozione presentata da Gennaro Migliore ma voglio assicurare che avrei fatto lo stesso anche dal posto".
MIGLIORE: NESSUNA SCISSIONE, FAREMO OPPOSIZIONE IN PARTITO
Nessuna scissione dentro Rifondazione Comunista nonostante la spaccatura del partito. "Noi abbiamo fatto la storia di questo partito, non ce ne andiamo, faremo un'opposizione ampia e larga dentro il partito per portare avanti il nostro progetto di unità a sinistra", spiega l'ex capogruppo alla Camera Gennaro Migliore, che appoggia con la maggioranza dell'ex gruppo dirigente la mozione 2 di Nichi Vendola.
MANTOVANI, SERVE UNA GESTIONE DIVERSA
"C'é stata una riunione della commissione politica e la mozione 2 l'ha abbandonata. Li è stato elaborato un testo in cui si dice cosa deve fare Rifondazione. Sono molti i punti che ci uniscono anche con la mozione due, se quest'ultima non avesse voluto impostare la discussione congressuale su una linea come se fosse l'unica possibile". Lo afferma Ramon Mantovani, esponente della mozione uno, nel corso di un'intervista a Radio Popolare. Mantovani insiste sulla necessità che per il partito vi sia "una gestione diversa rispetto a quella tenuta fino ad ora, solo a maggioranza. Noi - sottolinea - abbiamo sempre detto di essere favorevoli alla gestione unitaria del partito perché si può dissentire su un punto ma poi condividere l'impostazione generale e partecipare alle decisioni. Negli ultimi tempi - conclude Mantovani - persino io che ero uno dei componenti della direzione nazionale e parlamentare in carica venivo a sapere le decisioni prese dalla televisione. Voglio rovesciare questo metodo".

Documento politico finale approvato dal Congresso Nazionale di Chianciano


VII CONGRESSO PRC - 24-27 Luglio 2008

Documento conclusivo

1
Il Congresso considera chiusa e superata la fase caratterizzata dalla collaborazione organica con il PD nella fallimentare esperienza di governo dell’Unione, dalla presentazione alle elezioni della lista della Sinistra Arcobaleno e dalla sbagliata gestione maggioritaria della direzione del partito.
Il Congresso prende atto che nessuna delle mozioni poste alla base del VII Congresso nazionale del PRC è stata approvata.
Ritiene necessario e prioritario un forte rilancio culturale, politico e organizzativo del Partito della Rifondazione Comunista.
Respinge la proposta della Costituente di sinistra e qualsiasi ipotesi di superamento o confluenza del PRC in un’altra formazione politica. Il tema dell’unità a sinistra rimane un campo aperto di ricerca e sperimentazione, partendo da questa premessa.

2
Il rilancio del PRC deve essere caratterizzato in primo luogo da una svolta a sinistra. L’esperienza di governo dell’Unione ha mostrato l’impossibilità, data la linea del PD e i rapporti di forza esistenti, di un accordo organico per il governo del paese.
La sconfitta delle destre populiste e della politica antioperaia della Confindustria è il nostro obiettivo di fase. A tale fine, la linea neocentrista che caratterizza oggi il Partito Democratico è del tutto inefficace e sarebbe quindi completamente sbagliata la proposta di ricostruzione del centro sinistra; ci ridurrebbe in una collocazione subalterna all’interno di un contesto bipolare.
Al contrario è necessario costruire l’opposizione al governo Berlusconi, intrecciando la questione sociale con quella democratica e morale, in un quadro di autonomia del PRC e di alternatività al progetto strategico del PD.
E’ importante recuperare l’idea che l’opposizione non è una mera collocazione nel quadro politico ma si configura come una fase di ricostruzione, di radicamento e di relazioni sociali, di battaglia culturale e politica. Nella crisi della globalizzazione capitalistica l’alternativa la si costruisce nella lotta sociale e politica contro il governo Berlusconi, i progetti confindustriali e le visioni fondamentaliste e integraliste. Dentro questa prospettiva è indispensabile rafforzare la sinistra di alternativa, avviando una collaborazione fra le diverse soggettività anticapitaliste, comuniste, di sinistra e aggregando le realtà collettive ed individuali che si muovono al di fuori dei partiti politici sui diversi terreni sociali, sindacali e culturali.

3
Il rilancio del PRC parte dalla ripresa dell’iniziativa sociale e politica. La promozione di lotte, la costruzione di vertenze, la ricostruzione dei legami sociali a partire da forme di mutualità, sono indispensabili al fine di qualificare dal punto di vista dell’utilità sociale il ruolo storico dei comunisti e della sinistra. Così come sono elementi necessari per valutare l’efficacia della nostra presenza nelle istituzioni e per ribadire la nostra alterità e intransigente opposizione rispetto alle degenerazioni della politica. Anche in vista delle prossime elezioni amministrative, ferma restando la piena sovranità dei diversi livelli del partito, anche alla luce dell’importanza assunta dai governi locali nel dispiegarsi di politiche di sussidiarietà, privatizzazione e securitarie, è necessario verificare se gli accordi di governo siano coerenti con gli obiettivi generali che il partito si pone in questa fase.

La lotta contro la manovra economica antipopolare del governo delle destre, l’opposizione alle iniziative razziste e discriminatorie contro i migranti e i rom, il contrasto ai progetti di attacco al pubblico impiego e alla pubblica amministrazione, l’opposizione alla controriforma della giustizia e la questione morale, rappresentano terreni decisivi di iniziativa, di mobilitazione e di allargamento di un movimento di massa contro le politiche del governo.
E’ quindi necessario, fin da subito, che il nuovo gruppo dirigente del partito lavori ad ogni possibile forma di coordinamento della sinistra politica, sociale e culturale al fine di mettere in campo la più ampia e forte mobilitazione contro il governo e la Confindustria. In questo quadro è necessario lavorare per la realizzazione di un nuovo 20 ottobre, una grande manifestazione di massa e una campagna politica di autunno che, partendo da quanti diedero vita all’appuntamento dello scorso anno, raccolga nuove forze, in particolare le espressioni di movimento e di lotta. Rientra in questo percorso l’impegno ad organizzare per il prossimo autunno la Conferenza Nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori.
Non è però sufficiente una manifestazione; la ripresa di una iniziativa di lotta, richiede in primo luogo la messa in campo di una forte iniziativa in difesa delle condizioni di vita e di lavoro delle classi popolari; dalla difesa dei Contratti Nazionali di Lavoro alla questione dei salari e delle pensioni, dalla questione dirimente della lotta alla precarietà all’iniziativa contro la disoccupazione nel Mezzogiorno, dalla lotta per la casa alla difesa e sviluppo del welfare.
E’ centrale la questione del reddito, a partire dalla difesa del potere di acquisto di salari e pensioni che va tutelato anche attraverso un meccanismo di difesa automatica del valore reale delle retribuzioni e dal tema ineludibile del salario sociale.
Si tratta di terreni decisivi per ricostruire l’unità del mondo del lavoro, tra nord e sud, tra lavoratori pubblici e privati, tra italiani e migranti, e per ricomporre le attuali cesure tra lavoratori garantiti e atipici. Si tratta di declinare queste lotte intrecciandole al conflitto di genere ed alle relazioni intergenerazionali. Solo la ripresa del conflitto di classe può evitare che la guerra tra i poveri prenda piede nel nostro paese, sedimentando razzismo e xenofobia.
Pur nel rispetto dell’autonomia del sindacato, non possiamo che sottolineare la necessità assoluta che vengano superate le logiche concertative che hanno reso impossibile la difesa dei lavoratori e delle fasce a basso reddito. In questo quadro, riaffermando la necessità di una piena autonomia del sindacato da partiti, governo e padronato, auspichiamo la costruzione di una ampia sinistra sindacale che ponga al centro i nodi della democrazia e della ripresa del conflitto. Così come salutiamo positivamente ogni forma di coordinamento e di cooperazione nell’ambito del sindacalismo di base.
Riteniamo opportuno favorire ogni elemento di conflitto dal basso nei luoghi di lavoro, la rinascita di un protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici, l’emergere di momenti di auto-organizzazione, tutti elementi decisivi affinché la battaglia anticoncertativa assuma una dimensione di massa. In questo quadro è necessario un forte investimento nella costruzione della presenza organizzata del partito nei luoghi di lavoro.
Intrecciati con la questione sociale in senso stretto, sono cresciuti nel paese importanti movimenti di lotta su temi decisivi quali la laicità dello Stato, la difesa della Costituzione repubblicana e antifascista, il rilancio della scuola e dell’università pubblica, il diritto alla libertà di orientamento sessuale e la lotta contro ogni forma di discriminazione, omofobia, violenza alle donne e attacco alle loro libertà, al diritto di scelta e di decisione sul loro corpo com’è il tentativo di attacco alla 194 e la legge sulla procreazione assistita, la difesa dell’ambiente su questioni che interessano contesti locali ma pongono problemi generali relativi al modello di sviluppo. Basti pensare alle lotte contro la Tav, contro le grandi opere, contro la proliferazione di inceneritori e rigassificatori. Si deve dare un sostegno attivo a questi movimenti lavorando per una ricomposizione dei conflitti in una strategia globale di trasformazione.
Diritti sociali, civili, ambientali sono per noi le diverse facce di uno stesso progetto: l’alternativa di società.
In questo quadro il VII Congresso del PRC ritiene necessario il lancio di una stagione referendaria sulle questioni della precarietà, della democrazia sui luoghi di lavoro, dell’antiproibizionismo, da gestire con il più vasto schieramento possibile.

4
Il PRC, riprendendo il percorso cominciato a Genova, ribadisce la propria internità al movimento mondiale contro la globalizzazione capitalistica e, in questo quadro, la volontà di intensificare la collaborazione e le relazioni con i partiti comunisti e progressisti, con tutti i movimenti rivoluzionari e le importantissime esperienze latino-americane che si collocano contro le politiche neoliberiste e di guerra, con i popoli in lotta contro l’occupazione militare e per l’autodeterminazione.
In Europa, in particolare, lavora ad un rafforzamento dell’unità delle forze comuniste e di sinistra alternative al Partito Socialista Europeo, sia nell’ambito del Partito della Sinistra Europea sia in quello del Gruppo Parlamentare Europeo della Sinistra Unitaria Europea-Sinistra Verde Nordica, al quale aderiranno i futuri eletti.
Per questo motivo il Congresso dà mandato agli organismi dirigenti affinché alle prossime elezioni europee siano presentati il simbolo e la lista di Rifondazione Comunista – SE sulla base del programma che sarà definito nel prossimo autunno. Questa decisione si deve accompagnare alla ricerca di convergenze, in occasione delle elezioni europee, tra forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra, sulla base di contenuti contrari al progetto di Trattato di Lisbona e all’impostazione neoliberista e di guerra dell’ Unione Europea. Il Congresso ritiene gravissima qualsiasi manomissione della legge elettorale per le europee e impegna tutto il partito a contrastare questo progetto con il massimo di mobilitazione democratica di massa.
In Italia, in vista del prossimo vertice del G8, il PRC si deve impegnare, nelle istanze del movimento contro la globalizzazione, a ricostruire lo schieramento di forze politiche e sociali che condusse la mobilitazione contro il G8 di Genova, senza tacere sulle responsabilità del governo Prodi e sull’accondiscendenza del governo Soru nell’individuazione della sede del vertice in Italia alla Maddalena.
Il PRC deve impegnarsi, nell’ambito del movimento pacifista, in ogni lotta contro le guerre in corso nel mondo, contro la NATO e contro tutte le basi militari straniere, a partire da quella di Vicenza, e deve impegnarsi per il ritiro dei contingenti italiani dai teatri di guerra.

5
Il Congresso ritiene necessario rilanciare il partito e il progetto strategico della rifondazione comunista ed impegna il nuovo gruppo dirigente a promuovere ed incoraggiare un effettivo e pluralistico dibattito politico e teorico che prosegua nel segno dell’innovazione e della ricerca. In questo quadro, la ricerca sul tema della nonviolenza non riguarda per noi un assoluto metafisico ma una pratica di lotta da agire nel conflitto e nella critica del potere.
E’ parimenti necessario rilanciare l’indagine sulla morfologia del capitalismo contemporaneo, allargare il lavoro di inchiesta sulla nuova composizione di classe e sulle forme di organizzazione del conflitto.

Il rilancio del partito è impossibile senza la cura del partito stesso.
Il Congresso impegna il nuovo gruppo dirigente a procedere nella riforma del partito, in particolare mettendo in discussione il carattere monosessuato e separato della politica, muovendo dalle indicazioni emerse dalla Conferenza di Organizzazione di Carrara.
E’ necessario impedire ogni degenerazione del partito in senso leaderistico e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito alle rappresentanze istituzionali e ai rapporti verticistici con altre forze politiche.
La gestione unitaria del partito, nel rispetto di eventuali dialettiche interne agli organismi dirigenti a tutti i livelli, deve essere intesa come partecipazione ai processi decisionali e non come mero diritto di critica a decisioni assunte da maggioranze o, peggio ancora, da cerchie ristrette di dirigenti.
La democrazia non è una forma qualsiasi di funzionamento del partito. Non si deve ridurre alla pura dialettica tra diverse posizioni né confondere in alcun modo con forme plebiscitarie di consenso. Il tesseramento deve essere strumento di partecipazione alla vita del partito, al suo progetto politico e alle sue decisioni. Non deve mai ridursi a strumento burocratico di conta interna. La democrazia necessita di partecipazione libera ed informata alla formazione di decisioni circa gli indirizzi politici di fondo e le scelte più importanti. In questo quadro la democrazia di genere è elemento essenziale della trasformazione della società per un mondo in cui eguaglianza e differenza siano elementi fondativi dell’autocostituzione di soggettività critiche, consapevoli, sessuate.
Gli organismi dirigenti a tutti i livelli non devono essere retti da una logica elitaria e devono essere fondati sul principio di responsabilità. La rotazione degli incarichi, la non commistione di incarichi di partito con incarichi istituzionali di governo, il rinnovamento costante degli organismi e il superamento del loro carattere monosessuato, l’introduzione di codici etici relativi ai comportamenti connessi ai privilegi sono obiettivi che il Congresso indica come prioritari al nuovo gruppo dirigente.
Il Congresso impegna infine il nuovo gruppo dirigente a lavorare, con gli strumenti opportuni, al miglioramento della formazione di tutti gli iscritti, dai militanti di base ai dirigenti nazionali.

 
24 Luglio 2008

Programma del VII Congresso di Rifondazione Comunista


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Giovedì 24 luglio

ore 16

- apertura dei lavori della Presidente della Commissione per il congresso,
elezione presidenza
- commemorazione per il compagno Ivan Bonfanti
- commemorazione Giovanni Pesce da un rappresentante ANPI

ore 17

- benvenuto del Segretario della Federazione Prc di Siena
- saluto del Sindaco di Chianciano
- saluto del Presidente del Partito della Sinistra europea Lothar Bisky
- interventi introduttivi esponenti 5 documenti in ordine decrescente sui risultati finali dei congressi (20 min.Cad.)
- elezione delle commissioni verifica poteri, politica, elettorale, modifica, statuto

ore 20
- benvenuto alle delegazioni straniere (presidenza più ospiti stranieri)

ore 21
- riunione delle commissioni

Venerdì 25 luglio

ore 9.30-13.30 dibattito
ore 14.30 – 19.30 dibattito
ore 21 – riunione delle commissioni

Sabato 26 luglio

ore 9.30 -13.30 dibattito
ore 14.30 – 19.30 dibattito
(ore 17 riunione delle commissioni)
ore 21 discussione e approvazione statuto

Domenica 27 luglio

ore 9.30 report commissioni
ore 10.30 votazioni
ore 15 riunione comitato politico nazionale

 
22 Luglio 2008

VII Congresso Nazionale di Rifondazione Comunista

VII CONGRESSO NAZIONALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA



24-27 LUGLIO, CHIANCIANO TERME

Risultati Nazionali del Congresso



Mozione

Titolo

Voti

%

1

RIFONDAZIONE COMUNISTA IN MOVIMENTO RILANCIARE IL PARTITO, COSTRUIRE L’UNITA’ A SINISTRA (Acerbo, Ferrero, Grassi, Mantovani) 

17566

40,3

2

MANIFESTO PER LA RIFONDAZIONE (Vendola) 

20579

47,3

3

DALL’APPELLO DI FIRENZE ALLA MOZIONE DEI 100 CIRCOLI (Bettarello, Giannini, Masella, Pegolo)

3349

7,7

4

UNA SVOLTA OPERAIA PER UNA NUOVA RIFONDAZIONE COMUNISTA (Bellotti) 

1384

3,2

5

DISARMIAMOCI: LIBERI/E, PACIFICI/CHE PER UN CONGRESSO DI DISCONTINUITÀ E RADICALITÀ (De Cesaris, Russo) 

668

1,5


Numero dei congressi per documenti prevalenti

  Mozione 1 Mozione 2 Mozione 3 Mozione 4 Mozione 5 Pareggi
Circoli

953

803

160

41

29

95

Federazioni

69

42

2

1

0

7

Regioni

12

8

0

0

0

0

 
16 Luglio 2008

Risultati VII Congresso di Rifondazione Comunista per la Toscana



Mozione

Titolo

Voti

%

1

RIFONDAZIONE COMUNISTA IN MOVIMENTO RILANCIARE IL PARTITO, COSTRUIRE L’UNITA’ A SINISTRA (Acerbo, Ferrero, Grassi, Mantovani) 

1977

44,3

2

MANIFESTO PER LA RIFONDAZIONE (Vendola) 

1643

36,8

3

DALL’APPELLO DI FIRENZE ALLA MOZIONE DEI 100 CIRCOLI (Bettarello, Giannini, Masella, Pegolo)

628

14,1

4

UNA SVOLTA OPERAIA PER UNA NUOVA RIFONDAZIONE COMUNISTA (Bellotti) 

121

2,7

5

DISARMIAMOCI: LIBERI/E, PACIFICI/CHE PER UN CONGRESSO DI DISCONTINUITÀ E RADICALITÀ (De Cesaris, Russo) 

94

2,1

 
12 Luglio 2008

Risultati VII Congresso di Rifondazione Comunista per la Federazione di Firenze




Mozione

Titolo

Voti

%

1

RIFONDAZIONE COMUNISTA IN MOVIMENTO RILANCIARE IL PARTITO, COSTRUIRE L’UNITA’ A SINISTRA (Acerbo, Ferrero, Grassi, Mantovani) 

352

35,2

2

MANIFESTO PER LA RIFONDAZIONE (Vendola) 

331

33,2

3

DALL’APPELLO DI FIRENZE ALLA MOZIONE DEI 100 CIRCOLI (Bettarello, Giannini, Masella, Pegolo)

216

21,6

4

UNA SVOLTA OPERAIA PER UNA NUOVA RIFONDAZIONE COMUNISTA (Bellotti) 

72

7,2

5

DISARMIAMOCI: LIBERI/E, PACIFICI/CHE PER UN CONGRESSO DI DISCONTINUITÀ E RADICALITÀ (De Cesaris, Russo) 

27

2,7

 
30 Giugno 2008

Sassata n°4

da http://www.ramonmantovani.it

di Ramon Mantovani

Oggi la lettura dei giornali provoca stati di agitazione. Ho letto (fonte Liberazione) che si sono riuniti, chiamati dal crs, un folto numero di esponenti della sinistra. Ecco un elenco parziale: Alfonso Gianni, Roberto Musacchio, Patrizia Sentinelli, Elettra Deiana, Maria Luisa Boccia, Ida Dominijanni, Goffredo Bettini, Pierluigi Bersani, Massimo D'Alema, Gianni Cuperlo, Fabio Mussi, Pietro Folena, Famiano Crucianelli, Carla Ravaioli, Sandro Curzi, Miriam Mafai, Beppe Vacca, Alfredo Reichlin, Aldo Bonomi, Mauro Calise.
Insomma il nuovo che avanza!
Il relatore Mario Tronti ha detto: "la sinistra deve tornare ad essere una forza che conti" (questo il titolo dell'articolo di Anubi D'Avossa Lussurgiu). E dopo aver sostenuto che bisogna "chiudere il dopo 89, superare la diaspora che ha diviso la sinistra a partire da quella data e ricomporla unitariamente, in grande, in avanti" ha concluso che il dubbio è se "fare un grande partito della sinistra o un partito della grande sinistra".
C'è bisogno di commentare?
Claudio Fava (nuovo LEADER di Sinistra Democratica secondo la didascalia della foto pubblicata da Liberazione) lancia la Costituente della Sinistra e critica il PD per l'idea di autosufficienza.
Che vorrà dire?
Veltroni ascoltava in prima fila, seduto fra Vendola e Occhetto. L'articolo non specificava chi era seduto alla sinistra di chi. Ma Veltroni era al centro.
Sul Corriere della Sera ed altri quotidiani pagine e pagine sulla svolta (?) a destra di Barack Obama.
Dopo aver minacciato la guerra contro l'Iran ed aver proposto Gerusalemme capitale d'Israele adesso insiste per la pena di morte. Su Liberazione neanche una riga. Siamo ancora fermi al tifo che faceva Sansonetti per Obama?

 
26 Giugno 2008

RISULTATO DI CIRCOLO PER IL VII CONGRESSO NAZIONALE



RISULTATO DI CIRCOLO PER IL VII CONGRESSO NAZIONALE


Iscritti 2007: 23
Iscritti 2008: 36
Votanti: 17
Voti validi: 16
Astenuti: 1


Mozione

Titolo

Voti

%

1

RIFONDAZIONE COMUNISTA IN MOVIMENTO RILANCIARE IL PARTITO, COSTRUIRE L’UNITA’ A SINISTRA (Acerbo, Ferrero, Grassi, Mantovani) 

15

93,75

2

MANIFESTO PER LA RIFONDAZIONE (Vendola) 

1

6,75

3

DALL’APPELLO DI FIRENZE ALLA MOZIONE DEI 100 CIRCOLI (Bettarello, Giannini, Masella, Pegolo)

0

0

4

UNA SVOLTA OPERAIA PER UNA NUOVA RIFONDAZIONE COMUNISTA (Bellotti) 

0

0

5

DISARMIAMOCI: LIBERI/E, PACIFICI/CHE PER UN CONGRESSO DI DISCONTINUITÀ E RADICALITÀ (De Cesaris, Russo) 

0

0


ELEZIONE DEGLI ORGANISMI DIRIGENTI

Segretario: Slauko Suber

Segreteria: Davide Bertini, Matteo Ceccatelli, Claudio Fedi, Andrea Parti

 
15 Giugno 2008

VII Congresso di Rifondazione Comunista, Circolo di Barberino-Tavarnelle

VII Congresso di Rifondazione Comunista, Circolo di Barberino-Tavarnelle



LUNEDI' 23 GIUGNO

ALLE ORE 21:00 PRESSO IL CIRCOLO RICREATIVO CULTURALE "LA RAMPA" DI TAVARNELLE
PRESENTAZIONE, DISCUSSIONE E VOTAZIONE DEI DOCUMENTI CONGRESSUALI NAZIONALI E RINNOVO DEGLI ORGANISMI DIRIGENTI DI CIRCOLO

 
06 Giugno 2008

Lettera Aperta di Nichi Vendola a Claudio Grassi e Paolo Ferrero e risposte

Lettera aperta a Ferrero e Grassi sul partito e sul dolore

di Nichi Vendola

Caro Paolo Ferrero, caro Claudio Grassi,

vi scrivo pubblicamente perché sento che la nostra vicenda politica sta per toccare un punto di non ritorno. La discussione congressuale è diventata un'arena per gladiatori, con un livello bassissimo di analisi e approfondimento e, viceversa, con un tasso crescente di "militarizzazione" del partito. Un minuto dopo la sconfitta elettorale mi ero permesso di chiedere a tutta la nostra comunità, così dolorosamente ferita, di non imboccare l'abbrivio della ricerca dei "colpevoli" o delle rese dei conti interne ai gruppi dirigenti. Siamo tutte e tutti sconfitti e tutte e tutti bisognosi di capire le ragioni profonde della nostra marginalità, e dunque bisognosi di ritrovare quelle passioni forti che ci danno il fiato e il coraggio per rimetterci in cammino. Invece si è scelto il peggio: giudizi sommari e offese personali hanno guadagnato la scena pubblica, i sentimenti si sono stravolti in risentimenti, la cultura del sospetto invade i blog e rompe relazioni politiche e anche antichi rapporti umani. Che tristezza! Siamo finiti in questo copione grottesco, una lunga estenuante rissa dopo una drammatica sconfitta. E io sono un target facile per campagne, anche diffamatorie, più adatte a "Libero" che non a "Liberazione".

Davvero io voglio sciogliere il partito? O voglio portarlo, udite udite, nel Pd? O voglio piegarlo al mio "leaderismo poetico"? O voglio gonfiare il tesseramento? O voglio portarlo su posizioni clericali? O voglio sostituire la mummia di Lenin con quella di Padre Pio? O voglio la Tav? E domani cosa si dirà, che la mia candidatura è un imbroglio (già detto), anzi è una insidia della stampa borghese (già detto), anzi è un epifenomeno di veltronismo (già detto). Se continua così non c'è alcun rischio di scioglimento del partito. Perché ci accorgeremo che nella foga congressuale lo avremo già strozzato, questo povero partito. Perché ognuno di noi si sentirà già sciolto: nell'acido di una polemica cattiva e insensata.

Caro Paolo e caro Claudio, non ho mai avuto una tale concentrazione di dolori (privati e pubblici insieme) come in questi durissimi mesi. Sono stato assediato da fatti di morte e di malattia che, per così dire, hanno accompagnato la scossa violenta del 14 aprile. Mi sono sentito scorticato vivo e ho pensato che ci saremmo presi cura gli uni degli altri, come si fa in una comunità solidale nella quale le differenze sono ricchezza e non minaccia. Ma le cose che leggo, quelle che ascolto, sono di una tale violenza, che mi sta passando come una nuvola nera in testa: un genere speciale di dolore, direi uno svuotamento di senso, come un lento soffocamento. Se mi guardo attorno, se vedo i giorni e le notti di quest'Italia ridisegnata e "significata" dalle destre governanti, se annuso la puzza di bruciato di tutte le pulizie para-fasciste che spazzolano il Paese, allora capisco l'urgenza di rimettere insieme un argine democratico, una difesa civile e culturale, una rete di soggetti che non si piegano al nuovo conformismo autoritario. Vedo il lavoro necessario a cui dovrebbe dedicarsi Rifondazione comunista. Questo partito io, fin dalle origini, ho contribuito a costruirlo: nelle strade polverose prima che nelle istituzioni. Io pensavo fosse giusto e cruciale portarlo ad un cimento assai alto: quello di mettere in campo un processo costituente che ricostruisse il vasto campo della sinistra. Altro che scioglierlo, piuttosto farlo vivere come strumento efficace, socialmente utile, per le giovani generazioni, per il lavoro frammentato e abbandonato alla solitudine del mercato mondializzato, per le diversità che chiedono diritti e la luce del sole, per un altro modello di sviluppo. Sulle tracce di quell'altro mondo possibile che abbiamo prefigurato e desiderato, ed eravamo moltitudini immense, a Genova. Volevo fare un Congresso su queste cose. Non voglio passare il mio tempo a difendermi da livide fantasie. Anzi, vi dico che non mi difenderò: anche perché sono un comunista di lungo corso, forse antico, ma se sento il profumo dell'odio non respiro forte, non mi inebrio, non mi rinvigorisco. Semplicemente, io mi spezzo.

27/05/2008

Caro Vendola, chiunque vinca, impegnamoci a una gestione unitaria

di Claudio Grassi
http://www.esserecomunisti.it

su Liberazione del 28/05/2008

Caro Nichi Vendola,
anch'io penso che, dopo il disastroso risultato elettorale del 13 e 14 aprile, il modo con il quale stiamo affrontando questo congresso possa essere fatale per il nostro partito. Anche a me non piacciono le "conte interne" e la denigrazione delle posizioni che non si condividono. Soffro anch'io nel vedere il mio partito piegato, ancora una volta, in una lacerante lotta interna anziché in una lotta di tutti noi contro le destre e i padroni. Non accetto assolutamente che il confronto diventi scontro personale, denigrazione, processo alle intenzioni, odio. Tu fai un lungo elenco di accuse che ti sarebbero state rivolte e che sarebbero false, offensive, non "da compagni". Ti senti ferito, provi dolore. Hai ragione, ma questo vale per tutti, anche per me. E non da oggi.
Potrei parlarti del dolore lancinante provato al Congresso di Venezia quando mi venne indicata la porta. Oppure quando, per rappresentare le mie idee, nei blog di cui tu parli, si usano termini "gentili" come stalinista, vetero-comunista, identitario. Se la mettiamo su questo piano, quindi, come vedi, non sei l'unico bersaglio.
Allora, caro Nichi, abbiamo solo una possibilità per contribuire a fermare questa deriva: mettere chiaramente a confronto le idee diverse che abbiamo sul futuro del nostro partito.
E qui avanzo una prima critica al tuo ragionamento. Perché, se era nelle tue intenzioni lavorare per svolgere un congresso unitario, non hai accettato la proposta che veniva da noi, ma anche da moltissimi circoli, di farlo a tesi? Certo, so bene che quella modalità non ci avrebbe messo al riparo da una discussione anche forte tra di noi, ma avremmo potuto circoscrivere il dissenso a pochi punti.
Non era meglio, soprattutto per le nostre strutture di base, dare loro un unico documento, farle pronunciare sul merito, chiedere anche a loro di avanzare proposte, anziché metterle di fronte ad una conta tra mozioni contrapposte? Aver rifiutato questa proposta ritengo abbia alimentato la contrapposizione interna. Così come, pur avendo una grande stima nei tuoi confronti, credo sia stato un errore avanzare una auto-candidatura alla guida del Partito.
Non ti pare che sia un "cedimento" a quella personalizzazione della politica che noi avversiamo? Non ti pare che anche il nostro partito, dopo aver sperimentato per anni una leadership forte, debba riflettere sulla necessità di costruire quell'intellettuale collettivo di cui ci parlava Gramsci? Non ti dà fastidio, prima ancora che il tuo partito abbia iniziato a discutere e a scegliere, essere scelto dalle televisioni e dai giornali come il "candidato leader" di Rifondazione Comunista? E poi, caro Nichi, ma veramente tu pensi di riuscire a fare contemporaneamente il Presidente della Puglia e il segretario di Rifondazione Comunista? E, ammesso che tu ci riesca, non è anche questo in palese contraddizione con quanto abbiamo tutti assieme deciso a Carrara e cioè che una buona innovazione sarebbe quella di evitare i doppi e tripli incarichi?
Infine vorrei dirti due cose. Contesti il fatto che ti si accusi di voler sciogliere Rifondazione Comunista che - tu dici - hai «contribuito a costruire nelle strade polverose prima che nelle istituzioni». Lo so. Per quel che vale, anche io ho macinato più di un milione di chilometri, con le mie macchine ormai rottamate, per raggiungere i paesi più sperduti per fare comizi, riunioni o per convincere i compagni a non abbandonare il partito in passaggi difficili come la scissione del '98.
Ma se ritieni che Rifondazione Comunista debba continuare ad esserci per l'oggi e per il domani, perché non lo hai scritto chiaramente, come noi abbiamo fatto, nella tua mozione? Perché quando in campagna elettorale si sono alzate voci autorevoli che hanno parlato del comunismo come "tendenza culturale" tu non hai detto che eri contrario? D'altra parte un compagno che ha sottoscritto la tua mozione lo ha sostenuto lealmente in una riunione della commissione politica, affermando che «se avessimo preso l'8% lo scioglimento di Rifondazione sarebbe stato all'ordine del giorno»!
E anche la proposta che avanzate di Costituente della sinistra come deve essere intesa se non come un processo, come ha ripetutamente detto Alfonso Gianni, alla fine del quale si prevede il superamento di Rifondazione Comunista?
In ogni caso ti faccio una proposta, visto che, come tu dici, nessuno vuole sciogliere Rifondazione Comunista: chiunque vinca il congresso si impegni a fare na gestione unitaria e ci si impegni tutti a rimanere nel partito. Inoltre, si dichiari da subito che ci presenteremo con il nostro nome e il nostro simbolo alle prossime elezioni del Parlamento Europeo.

Caro Nichi, abbassiamo i toni e rispettiamo la verità

di Paolo Ferrero
http://www.paoloferrero.it



Liberazione 29 Maggio 2008

Caro Nichi, sono d’accordo che occorre ridurre il grado di conflittualità interna. Sia per il rispetto delle persone sia perché questo partito, questa comunità di uomini e di donne, deve essere preservata. Il congresso deve servire a definire la linea politica, non a smontare il partito.
Propongo quindi a tutti di abbassare i toni e per quanto mi riguarda lo farò unilateralmente.
La scelta di abbassare i toni della polemica per essere efficace deve essere in primo luogo una scelta di verità e per questo colgo l’occasione per segnalarti quattro cose.
Io mi sono sentito dare del golpista, del doroteo, di avere pratiche che puzzano di stalinismo, di cercare il capro espiatorio della sconfitta. Una fila di contumelie che si è unita alla sistematica distorsione della posizione politica che sostengo, dove la ricostruzione della sinistra e della sua unità a partire dal sociale e dall’opposizione al governo Berlusconi, viene etichettata come la riproposizione di “logiche puramente minoritarie”. Disarmo unilaterale significa quindi togliere di mezzo ogni vittimismo, perché come diceva quel signore mediorientale 2000 anni fa: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.
In secondo luogo io credo che per riportare sui binari giusti il dibattito congressuale è bene ristabilire la verità sui motivi della divisione del gruppo dirigente. Noi non ci siamo divisi sulle responsabilità della sconfitta elettorale. Come ho avuto modo di dire al Comitato Politico Nazionale e in ogni sede pubblica dove mi sia capitato di parlare o di scrivere, io sono responsabile della sconfitta come tutto il gruppo dirigente di maggioranza. Questa storia della ricerca del capro espiatorio è una balla priva di fondamento e forse sarebbe bene smettere di raccontarla per svelenire il clima.
Noi ci siamo divisi perché in campagna elettorale Fausto ha autorevolmente proposto di superare rifondazione per costruire un soggetto unico della sinistra in cui il comunismo fosse una tendenza culturale. Ci siamo divisi perché nelle ultime settimane di campagna elettorale una parte del gruppo dirigente che ha firmato la tua mozione, senza averne mai parlato in nessun organismo dirigente, raccoglieva firme all’esterno di Rifondazione Comunista su un appello per lanciare la costituente della sinistra. Ci siamo divisi perché ancora dopo la batosta elettorale il segretario ha proposto di accellerare il processo che “porti alla nascita del nuovo soggetto politico della sinistra”, “con chi ci stà”.
Non quindi sulla assurda ricerca di un capro espiatorio di una sconfitta che è collettiva e politica ci siamo divisi, ma sull’opportunità o meno di superare Rifondazione Comunista in una Costituente per una nuova forza politica. Un buon modo per svelenire il dibattito è quello di ripartire dai fatti per come sono avvenuti e dire con chiarezza cosa si intende fare. Per questo nel primo documento abbiamo scritto che rifondazione comunista ci deve essere per l’oggi e per il domani. Perché i compagnie e le compagne nel congresso devono potere scegliere una linea politica chiara, non dare una delega in bianco ad un gruppo dirigente.
Da ultimo due proposte. Io ed altri compagni e compagne abbiamo chiesto in tutte le salse di fare il congresso su un unico documento a tesi in modo da dare un segnale unitario. Tu e altri compagni e compagne avete rifiutato. Dopo di che abbiamo proposto di scrivere nei documenti - e lo abbiamo scritto a chiare lettere nel nostro - che ci si impegnava dopo il congresso ad una gestione unitaria. Ritengo vitale per il partito una gestione unitaria perché il congresso decide la linea politica ma deve anche ricostituire la comunita dei compagni e delle compagne: tutti devono partecipare alla gestione del partito. Al Congresso di Venezia, con la logica che “chi vince prende tutto”, abbiamo sbagliato, perché il partito è di tutti e non della maggioranza del gruppo dirigente che ha vinto il congresso. Dobbiamo evitare che il sacrosanto percorso democratico congressuale si trasformi in un meccanismo di esclusione perpetuo di una parte dei compagni e delle compagne. La mozione di cui sei il primo firmatario non propone la gestione unitaria; perché non la proponi ora? sarebbe un segnale importante della volontà di preservare e rilanciare questa comunità politica.
In secondo luogo, per evitare che il congresso si avviti su se stesso, occorre ridislocare da subito il partito nella società, a fare politica. Per questo ho proposto al Comitato Politico Nazionale un ordine del giorno che lanciava la proposta di costruire il coordinamento di tutte le forze di sinistra - partiti, associazioni, comitati, ecc - per costruire immediatamente l’opposizione al governo Berlusconi. Perché non ci impegnamo tutti in questa costruzione, sul lavoro, sul nucleare, sulle grandi opere, sulla sicurezza, in modo che i giornali non abbiano solo da scrivere sui retroscena delle nostre beghe interne ma sul fatto che in Italia rinasce l’opposizione?

Una risposta abusiva alla lettera aperta di Nichi Vendola indirizzata a Grassi e Ferrero

di Ramon Mantovani
www.ramonmantovani.it



su Prc del 03/06/2008

Caro Nichi,
non so se sono autorizzato a rispondere alla tua lettera aperta.
Del resto tu l’hai indirizzata a Paolo Ferrero e a Claudio Grassi, non a me.
Forse perché mi consideri un peon non alla tua altezza o forse perché mi consideri irrecuperabile alla civiltà politica, essendo io notoriamente violento, aggressivo, settario ed intollerante.
Mi sa che rimarrò con questo dubbio.
Comunque le lettere aperte suscitano risposte anche inaspettate.
Io ti rispondo perché mi riconosco nelle peggiori cose che scrivi. Sono io che ho parlato di imbroglio riferendomi alla tua candidatura a segretario del partito. Sono ancora io che penso che tu vuoi “sciogliere” il partito (l’ho messo tra virgolette e spiegherò il perché). Sono sempre io che critico il tuo leaderismo. Sono per l’ennesima volta io che ho ironizzato sul tuo “filo diretto” con Padre Pio. Della mummia di Lenin e della TAV non so nulla, e mi dispiace non saperne nulla.
Prima di rendere piena confessione per i miei peccati, bassezze, violenze, per le mie livide fantasie, voglio dirti delle cose, caro Nichi.
Che non ce l’ho con te! Che ti ho sempre stimato e voluto bene. Che conosco i tuoi timori, incertezze, paure. Le tue esitazioni e ritrosie di fronte a scontri politici violenti. So quante volte hai sostenuto posizioni difficili da difendere (spesso giustissime ma ugualmente difficili) anche se ne avresti volentieri fatto a meno perché non ti trovi a tuo agio nel maneggiare dure polemiche.
Anche in questa occasione, nonostante tutto, riconosco il Nichi che ho sempre apprezzato, e credo di capire il tuo stato d’animo.
Tuttavia, caro Nichi, la tua lettera è fuori posto in questa discussione.
Non cerco giustificazioni. Potrei dirti che essere definito “furbo” è molto offensivo per uno come me che ha fatto della linea di condotta del parlar chiaro quasi una ragione di vita (politica). Potrei dirti che sentirsi accusare di coltivare la “cultura del sospetto” per chi l’ha sempre combattuta è disarmante. Potrei parlarti di chi ti toglie il saluto per una critica. Di chi per mesi, ovviamente nei corridoi, ti dice “hai ragione hai ragione” e poi sale alla tribuna e ti attacca perchè ora noi sei più il “pazzo” che dice la verità in solitudine, ma il rappresentante di una posizione che potrebbe risultare di maggioranza. Potrei condividere con te la sensazione di isolamento che ho vissuto, anche per lunghi periodi, dopo aver osato criticare il leader. E non parlo di lui, Bertinotti, che come tutti i veri leader è superiore a certe cose ed ascolta con maggior interesse le critiche che non le lusinghe. Parlo di tanti che hanno lucrato sul mio isolamento. Dei troppi che ho sentito dire cose irripetibili nei corridoi su Bertinotti ed incensare il “capo” nelle riunioni.
Ma non voglio continuare, tanto non serve.
Il problema, caro Nichi, è che la discussione è viziata, e per questo resa aspra oltre ogni limite, dal fatto che si è proposto, detto, annunciato qualcosa che ora si nega.
Non si è detto che bisognava superare il partito? Che bisognava produrre una nuova identità politica in un soggetto nel quale il comunismo, al pari di altre culture, avrebbe albergato come tendenza? Non si è usata la metafora del parto (doloroso e gioioso al tempo stesso) e della nuova nascita? Non si sono distribuite tessere? Non si è detto che la sinistra arcobaleno era irreversibile e che si sarebbe fatta “con chi ci sta”?
Essendomi pronunciato, su Linerazione, in senso contrario al nuovo partito (ho scritto proprio così allora: nuovo partito) proposto da Bertinotti nel giugno del 2007, ho avuto modo per molti mesi di discutere con tante compagne e tanti compagni su quel mio no. Molti, davvero molti, rivendicavano l’idea della nascita di un nuovo grande partito (almeno del 15%). Nessuno, nemmeno Bertinotti, mi ha accusato di avere la cultura del sospetto per aver detto ciò che era chiaro a chiunque non volesse arrampicarsi sugli specchi di formule ambigue come quella del “soggetto unitario e plurale”.
Perché oggi negano tutti? Perché oggi mi si accusa di avere la cultura del sospetto solo per aver preso sul serio le parole pronunciate allora, in campagna elettorale e perfino dopo il voto?
Si, sono arrabbiato. Ma non solo perché sono contrario al partito unico. Soprattutto perché mi sono sentito e mi sento imbrogliato, usato. Perché sono stufo delle doppie verità, anche se declamate in prosa o in poesia.
C’ero anch’io, caro Nichi, in quella sala, alla fine dell’ultimo congresso del PCI. E’ passato molto tempo ma credo di ricordare che tu dicesti che non eri “duro e puro”, identitario e settario. Non avevamo detto per un anno e mezzo che Occhetto voleva sciogliere il PCI? E lui non diceva che no, che la sua proposta era quella del cambio del nome per aprirsi alla sinistra diffusa e che non si sarebbe sciolto nulla?
Lo ricordi?
Non lo dico per fare paragoni, anche se la parola “nuovo” è usata troppo, oggi come allora. Lo dico perché è ingiusto far finta di non capire il senso delle parole. Lo so che nessuno vuole sciogliere il nostro amato partito. Nel senso letterale del termine nessuno lo ha mai proposto e nemmeno detto. Nessuno, cioè, pensa di fare un congresso per dire “è finita, ognuno vada per la sua strada” come fece Lotta Continua. Ma si è ampiamente detto che lo si vuole superare, che si deve andare oltre, che la nostra identità vivrebbe come tendenza culturale nel nuovo partito, soggetto unico, forza politica.
Perché ti adombri se io dico e ripeto che la tua proposta di costituente la interpreto come scioglimento del partito? Perché ciò che dicevamo insieme contro Occhetto era “dire la verità” mentre ciò che io dico a te è una mostruosità, una regressione culturale?
Perché se ho un’idea diversa dalla tua sull’unità della sinistra devo per forza diventare a mia volta un “duro e puro”, un identitario, un nostalgico, un conservatore? Perché?
E poi, caro Nichi, posso dirti che non avrei mai immaginato che, in Rifondazione, ci sarebbe stato qualcuno che si sarebbe candidato segretario in una conferenza stampa?
Non lo dico per una banale questione di metodo, che pure esiste. Lo dico per il carico di sostanza, di concezione della politica, di idea del partito che sottende una simile operazione. A me sembra un’iperbole del leaderismo. Ma non solo.
Posso dire che non mi sembra plausibile che tu possa fare il Presidente di una giunta regionale (per favore spiega ai compagni del sito della tua mozione che la parola governatore non va bene) e contemporaneamente il segretario di un partito da ricostruire? E non solo per il tempo, anche se tu hai proclamato di avere energie infinite. Parlo del fatto che sono due ruoli politicamente incompatibili. Non si può essere il Presidente di tutti e allo stesso tempo magari avere scontri e dure polemiche con il Partito Democratico. O mi sbaglio? Posso dire che la tua candidatura all’inizio del congresso e che le tue dichiarazioni sulla dialettica innovatori-conservatori nel dibattito congressuale, compreso l’aver definito “furbizia” la proposta delle tesi, servono a raccogliere dei voti in più di quelli che si otterrebbero sul nudo punto politico, e cioè sulla costituente? Posso cioè dire sinteticamente che mi sembra tutto un imbroglio?
Lo so, spesso eccedo verbalmente. Mi conosci da una vita e sai che sono propenso, per amor di chiarezza, ad esprimermi così. E’ certamente un difetto. Perché, però, quando i bersagli delle mie polemiche erano altri ed usavo parole di fuoco contro di loro, ricevevo pacche sulle spalle e perfino complimenti da compagne e compagni che oggi mi danno del violento e dell’intollerante? Perché due pesi e due misure?
Caro Nichi, anche la politica purtroppo ha le sue durezze. Mi sono sempre sentito tuo amico, anche se non è la prima volta che litighiamo. Continuerò a contestare la tua scelta e a protestare per i danni che provoca senza diminuire di un grammo il rispetto e la stima per te. Cercherò perfino di moderare il linguaggio. Più che altro per non concederti il lusso di fare la vittima.
Comunque sai che sono un compagno e un amico leale. Che non accoltello alla schiena. Che dico in faccia ciò che penso.
Da me non hai nulla da temere.
Guardati piuttosto da alcuni fra i tanti che ti hanno convinto a candidarti.
Ciao Nichi, buona fortuna a tutti noi.

 
16 Maggio 2008

Elezione Comitato di gestione e garanzia di Firenze per il congresso



Il Cpp di lunedì 12 maggio, accettate le dimissioni della Segreteria
provinciale, ha eletto un Comitato di Garanzia in carica fino alla
elezione dei nuovi organismi dirigenti composto sulla base della
votazione dei quattro documenti presentati (in allegato).
Il documento che ha come primi firmatari Bellucci Bortolotti Campigli ha
ottenuto 35 voti
Il documento che ha come primi firmatari Banchi Bartoloni Bianchi ha
ottenuto 32 voti
Il documento che ha come primi firmatari De Santis Rizzo Ammannati ha
ottenuto 19 voti
Il documento che ha come primi firmatari Barcucci Celentano Salvetti ha
ottenuto 6 voti

Il Comitato di Gestione e garanzia è così composto:

ANDREOTTI ANTONIO
BICCHIELLI CLAUDIO
BARDUCCI MARCO
BORTOLOTTI ARRIGO
CAPPELLI ENRICO
DI IENNO ARNALDO
HAPPACHER CARLOTTA
MARCHETTINI ALIDINA
PIERI LEONARDO
ROVAI LUCA
SEGHEZZI RICCARDO
SIMONI VINCENZO
VANNUCCI WANDA

Saluti comunisti
Il Comitato di Gestione e Garanzia

Intervista a Paolo Ferrero



INTERVISTA a Paolo Ferrero
dirigente del Prc ed ex ministro della solidarietà sociale

«Subito l'opposizione a Berlusconi. La costituente? Spacca la sinistra»
di Romina Velchi - Liberazione 16 maggio 2008

Capire il perché di una così pesante sconfitta elettorale e politica per me è il primo punto». Paolo Ferrero, già ministro della solidarietà sociale nel governo Prodi, la mette così anche per ribadire che non si candida alla segreteria del Prc.
Perché partire dalla sconfitta?
Perché se non teniamo ben presente i motivi per cui abbiamo perso rischiamo di rifare gli stessi errori anche adesso. Due elementi mi paiono da sottolineare. Innanzitutto abbiamo pagato pesantemente il fatto che il governo Prodi ha deluso le aspettative di chi ci aveva votato nel 2006. Questo vuol dire che nel Congresso di Venezia abbiamo sbagliato l'analisi dei rapporti di forza; abbiamo pensato che la sinistra moderata fosse permeabile alle nostre istanze e invece lo era a quelle dei poteri forti. E abbiamo pensato, sbagliando, che la costruzione del programma elettorale fosse una garanzia: del programma ne hanno fatto carta straccia. Insomma, siamo stati velleitari. La seconda ragione è che la Sinistra arcobaleno è stata una operazione politica di vertice, non in grado di esprimere una sua utilità sociale: non se ne è capita l'utilità, il ruolo storico, nel senso gramsciano del termine. Così, "salvare" la sinistra unendone tutto il suo ceto politico, è parso un problema privato nostro, che non riguardava le persone in carne ed ossa. Eccesso di fiducia nella sinistra moderata e politicismo nella costruzione della sinistra. Ecco due errori da tener ben presente per evitare di ripeterli, cosa che mi pare caratterizzi invece il dibattito attuale.
Quando dici «abbiamo», vuoi dire che ti reputi anche tu responsabile della sconfitta?
Certo. La responsabilità della sconfitta è di tutto il gruppo dirigente che ha scelto la linea del Congresso di Venezia. E io sono tra i maggiori responsabili. L'accusa secondo cui avrei scaricato su altri la responsabilità della sconfitta è una bugia, una pura e semplice falsità. In tutti gli interventi ho sempre chiarito che non esistevano capri espiatori e che la responsabilità era di tutto il gruppo dirigente. Questa menzogna è stata fatta circolare ad arte per nascondere i veri motivi della rottura nel gruppo dirigente. Del resto di menzogne sul mio conto ne sono state messe in circolazione così tante in questo mese che ho dovuto rassicurare mio figlio sul fatto che non l'avrei mai mangiato.
Però, allora, non è che sia chiarissimo su cosa si è prodotta la rottura nel gruppo dirigente.
Si è prodotta perché durante la campagna elettorale una parte del gruppo dirigente, a partire da Fausto, ha proposto e attivamente lavorato al superamento del partito, proponendo la costruzione di un nuovo soggetto politico in cui il comunismo diventasse una corrente culturale. Ancora dopo il disastro elettorale questi compagni hanno insistito nel proporre di accelerare il percorso della Costituente della sinistra «con chi ci sta» (cioè noi e Sd). Mi sono quindi trovato davanti ad una inaccettabile forzatura, di scioglimento del partito dall'alto, a cui mi sono opposto in modo netto. Su questo si è rotto il gruppo dirigente. Ho poi trovato incredibile che alcuni di quegli stessi dirigenti che hanno proposto il superamento di Rifondazione oggi neghino quella prospettiva. Non sulla sconfitta ma sulle prospettive politiche si è diviso il gruppo dirigente.
Va bene, tu non vuoi sciogliere il partito. Ma cosa proponi?
Il nostro primo problema è quello di costruire l'opposizione al governo. Berlusconi sta procedendo molto rapidamente, soprattutto su tre fronti: il ridisegno delle relazioni sociali (detassazione degli straordinari; smobilitazione del contratto nazionale di lavoro), cercando di cancellare quel che resta del movimento operaio, facendo con la non belligeranza del Pd ciò che non gli è riuscito nel 2002 soprattutto grazie all'opposizione della Cgil; il rilancio delle grandi opere, dalla Tav al Ponte sullo stretto agli inceneritori; l'uso delle politiche securitarie a fini propagandistici. Se la sinistra non si dà un proprio ruolo politico nella costruzione dell'opposizione, muore sul serio.
E come si fa?
Innanzitutto ripartendo dalle forze che hanno manifestato il 20 ottobre, ma coinvolgendo anche chi non c'era, dai Verdi e Sinistra democratica a tutto l'arcipelago delle forze sociali e dei comitati.
Dimentichi il Pd…
Non lo dimentico affatto, né mi sogno di fare un'opposizione fatta di vuoto estremismo, come paventa Nichi Vendola. Solo che dobbiamo partire dalla realtà e non dai desideri. I discorsi di Fassino e Veltroni durante il dibattito sulla fiducia a Berlusconi sono consociativi. E non possiamo ignorare che la maggioranza della Cgil sta scegliendo modifiche contrattuali che indeboliscono il contratto nazionale. In questo quadro, l'unica strada per restituire un ruolo politico alla sinistra e contemporaneamente per aprire contraddizioni dentro il Pd, è di costruire un movimento forte, una opposizione sociale ampia e articolata sui territori. Non è che basta dire al Pd "fai opposizione" perché succeda qualcosa: dovremmo avere imparato, stando dentro la maggioranza di Prodi, che il Pd non è permeabile alle nostre istanze. E poi: il Pd ha lavorato per la scomparsa della sinistra e adesso dovrebbe costruire un'opposizione con noi? Se, come io credo, le due sinistre esistono e noi siamo alternativi strategicamente al Pd, proprio per non essere minoritari dobbiamo costruire la nostra forza e la nostra ragione storica di esistenza a partire dal radicamento e dal conflitto sociale.  Cosa diversa è costruire relazioni con quella parte del Pd che, per esempio sul terreno della riforma della legge elettorale per le europee, è indisponibile a cancellare la sinistra innalzando la soglia di sbarramento. Ma non si può confondere questo con la necessità della costruzione dell'opposizione sociale.
Intendi dire: unire la sinistra a partire dalle pratiche sociali?
Sì, la nostra sconfitta è stata sull'utilità sociale e da lì dobbiamo ripartire. Proprio per questo sono contrario alla Costituente della sinistra, così come a quella comunista; queste proposte invece di unire spaccano la sinistra su appartenenze ideologiche. Ottenendo l'effetto, l'una di finire in un eccesso di subalternità al Pd, l'altra di ridursi ad un mero ruolo testimoniale. Le costituenti politiche, di fatto, impediscono la nascita di un movimento unitario, che è, invece, la cosa di cui abbiamo più bisogno oggi: alimenteremmo la concorrenza invece dell'unità. Quello che voglio dire è che non possiamo mettere avanti i processi di aggregazione politica rispetto ai percorsi di ricostruzione sociale. Il punto è la forza della sinistra alternativa, la sua capacità di realizzare un insediamento sociale, la sua capacità di lotta: da qui può partire un progetto politico, non viceversa. Io penso ad una rete di relazioni stabili tra soggetti organizzati e singoli, ad un processo con le gambe per terra, perché o si parte dal sociale o non si va da nessuna parte.
E il comunismo?
Dopo la tragedia del 900, oggi si rischia la farsa. Tra chi lo vuole imbalsamare nei baffoni di Stalin e chi lo riduce ad una "domanda", rischiamo il rovesciamento del comunismo in idealismi religiosi di varia natura e di dubbia utilità o nel chiamare comunismo il buon senso di non procedere per dogmi ma interrogandosi su ciò che accade intorno.
E invece?
Invece, per me comunismo è proprio il marxiano movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Cioè la capacità di costruire lotte e percorsi sociali, in cui la difesa degli interessi materiali delle classi subalterne coincide il più possibile con la rottura dei rapporti di potere - e qui c'è tutto il tema della rivoluzione: o il conflitto si pone il problema della rottura dei rapporti di potere, o è destinato ad essere subalterno - e con la maturazione della coscienza di sé. Insomma, il comunismo è il contrario dell'idea religiosa; chiamiamo comunismo il percorso di autocostruzione del soggetto della trasformazione; è la capacità di capire dove si è e cosa bisogna fare per cambiare; è l'intreccio tra l'analisi, la costruzione del confitto e la riflessione sullo stesso. Tanto più necessario oggi in quanto siamo alle prese con una crisi profonda della globalizzazione, alla quale il liberismo temperato non è in grado di dare risposte, mentre la destra presenta il suo volto "rivoluzionario", costruendo l'immaginario collettivo su un "nemico" (l'Ue, la Cina, l'immigrato, lo zingaro). A questa destra populista o contrapponiamo una radicalità altrettanto forte, comunista, oppure vince la guerra tra poveri.
Se capisco bene, pensi ad una rifondazione e comunista.
Sì. Per costruire una sinistra efficace fuori dal recinto socialdemocratico è necessario che sia ben vivo il progetto politico del Prc: che è, appunto, quello di tenere insieme la rifondazione, l'innovazione e il comunismo. La proposta della Costituente della sinistra e la sua gemella, cioè la Costituente comunista, distruggono il progetto di rifondazione proprio perché separano i due termini: l'innovazione senza comunismo da un lato e il comunismo senza rifondazione dall'altro. Sarebbe un tragico errore.  In ogni caso sarà il congresso a decidere… Continuo a pensare che fosse meglio discutere per tesi anziché documenti contrapposti: quest'ultima modalità contribuisce a destabilizzare il partito e molti compagni e compagne nei circoli sono giustamente arrabbiati perché non vogliono partecipare ad una conta.  Tanto più se si avanza la proposta di un segretario, perché si dà avvio ad un processo plebiscitario che è il contrario di cosa ci serve. La nostra sconfitta è politica, non un problema di leadership: c'era Bertinotti sia quando si prendeva l'8% sia quando si è preso il 3%; in Puglia Nichi ha vinto, ma la Sinistra arcobaleno ha preso il 2,9%; e la Lega Nord vince.
Ma tu, ti candidi o no?
No, non voglio che il congresso si trasformi in una sorta di primarie.  Sarebbe di nuovo rovesciare i problemi. Basta vedere il caso di Veltroni: dopo le primarie del Pd sembrava irresistibile, ma non ha spostato una virgola. L'unica chance che abbiamo è ripartire dal progetto politico: da lì dovranno uscire i nostri gruppi dirigenti e non il contrario. Il Prc deve restare, per l'oggi e per il domani; è necessario ma non sufficiente, per questo deve essere il motore dell'aggregazione della sinistra dal basso, costruendo l'opposizione per rimettere a tema l'alternativa.
Anche per questo lancio un appello al tesseramento a Rifondazione.
 

 

 
12 Maggio 2008

Inizia il congresso del Prc, le mozioni sono diventate cinque

di Romina Velchi

su Liberazione del 11/05/2008

 

Qualcuno lo definisce un Comitato politico stanco, che ha fretta solo di licenziare i documenti e il regolamento del congresso di Rifondazione che si svolgerà a luglio. In realtà, anche ieri non sono mancate le novità, che, di fatto, rimescolano le carte nella sfida che vede contrapposti l'ex segretario Franco Giordano e l'ex ministro Paolo Ferrero. A cominciare dalla "quasi" candidatura di Nichi Vendola alla segreteria del partito e dalla "comparsa" di un nuovo documento, sottoscritto da Franco Russo, deputato uscente, e da Walter De Cesaris, già coordinatore della segreteria nazionale.
I documenti congressuali salgono così a quota cinque, proprio mentre il tema al centro della maggior parte degli interventi è stato quello dell'unità. Com'è noto, Ferrero e Grassi (che guidano la componente maggioritaria che si oppone alla linea Giordano-Vendola) sostengono l'ipotesi di un documento unico a tesi emendabili anziché a documenti contrapposti, come vogliono i "bertinottiani". E sono tornati a ribadirlo ieri: perché non si può fare come a Carrara (la conferenza di organizzazione di un anno fa, che si chiuse, appunto, con un documento unitario)? chiede Grassi. Quel modo di discutere aiuterebbe il dibattito a concentrarsi più «sulla sostanza» che su «chi sarà segretario». Ne va della «difesa del corpo collettivo» del partito, aggiunge Ferrero: a Carrara «non è venuto giù il soffitto» perché si sono valorizzati gli elementi di vicinanza politica piuttosto che di divergenza. Perciò, Ferrero rilancia e si dice disposto a «smontare e riscrivere il documento» se si decidesse per il congresso a tesi.
«Non prendiamoci in giro - taglia corto Alfonso Gianni, tra i collaboratori più stretti di Bertinotti - Il dovere della proposta sta alla maggioranza, che sia transitoria o meno». Non è detto, cioè, che fare un congresso a tesi significhi più unità e concordia; può essere benissimo il contrario. Dunque «il congresso va cominciato subito, misuriamoci sulle proposte, votiamo». Perché c'è un tema che non può essere lasciato in sospeso. Ed è quello del pericolo della «polverizzazione, della dispersione, della diaspora» della sinistra: per Gianni, si deve rimettere in piedi un processo «che parte da Rifondazione ma non si ferma a Rifondazione, perché sennò è già morto in partenza». Anche più duro Giordano, secondo il quale si sta agitando «il tema dell'unità per un puro posizionamento congressuale». Altrimenti perché prima «ci accusate di voler sciogliere il partito e poi ci chiedete di partecipare ad un documento unitario?». E a un Ferrero che propone di arrivare ad una «gestione unitaria» del partito dopo il congresso («Non sono contrario alla proposta di Russo di stare senza un segretario per un certo tempo» se questo aiuta l'unità), la replica di Giordano è netta: «Come ovvio io non mi candido ad alcun ruolo esecutivo. E così dovrebbero fare tutti coloro che hanno avuto incarichi direttivi importanti. E' una questione di stile». Dunque, meglio un confronto serrato su «posizioni nettamente chiare», come afferma Salvatore Bonadonna. «Chi dice che cinque documenti non sono una cosa buona, perché non comincia con il ritirare il suo? - provoca Rina Gagliardi - La verità è che ci sono differenze politiche importanti e metterle tutte in una sola tesi non avrebbe altro effetto che rendere inutili tutte le altre. Dunque, che differenza c'è?».
Sotto traccia, tra gli esponenti della ex maggioranza, c'è l'accusa che il documento unitario a tesi serva a Ferrero e Grassi per mitigare le proprie differenze interne di impostazione politica. «A chi mi chiede come faccio a stare con Grassi - replica a muso duro Ramon Mantovani - io rispondo: "E tu come fai a stare con X, Y e Zeta?". Mai avuto problemi, purché sia sulla base di una posizione politica chiara». «Con Ferrero io ci sto benissimo - sostiene anche Alberto Burgio, della componente di Grassi, "Essere comunisti" - Le presunte incompatibilità così radicali sono strumentalizzate, perché in realtà non ci sono».
Il tema del congresso a tesi, però, è trasversale, se così si può dire, agli "schieramenti" interni al Prc. Lo auspicavano anche Russo e De Cesaris, i quali, alla fine, si sono decisi a dar vita ad un loro documento, che, sulla carta, può togliere voti sia agli uni che agli altri. Tanto che già, dietro le quinte, si comincia a ragionare sull'ipotesi che al congresso nessuno dei documenti arrivi a raggiungere il 51 per cento. «Se ci sono due documenti, perché non dieci?» si domanda retoricamente Russo. Il quale propone di non eleggere alcun segretario (è ora che si «sperimentino modi d'essere, anche organizzativi, diversi») e che si possano esprimere delegati anche con un semplice ordine del giorno: «E' un modo per non militarizzare il partito, per siglare una tregua e dire che non ci sono nemici al nostro interno». Per essere presentato, il documento deve raccogliere almeno cinque firme; ma, a meno di sorprese, Russo ce le ha già, se è vero che lo appoggiano, oltre a De Cesaris, anche Elettra Deiana e una parte del Forum Donne. E' il segno che gli schieramenti interni si vanno complicando.
Dunque, 5 documenti. Il primo, quello appoggiato da Ferrero e Grassi (firmatario iniziale Maurizio Acerbo), propone la ricostruzione del Prc, scartando qualsiasi ipotesi di superamento del partito, di costituenti della sinistra o dei comunisti. Anche se Ferrero considera necessario un rapporto con Pdci, Sinistra democratica e Verdi e anzi propone di mettere subito in piedi un «coordinamento di tutte le forze della sinistra per fare l'opposizione al governo Berlusconi», anche costruendo delle «case della sinistra» per «riabitare i territori» e non lasciarli in mano alle destre.
Il secondo documento ha come primo firmatario proprio Nichi Vendola, che di solito equivale ad una candidatura. Non ci sono dichiarazioni ufficiali, ma «se la comunità mi chiederà una disponibilità, io sono pronto a riflettere». Nel pomeriggio, intervenendo alla riunione della mozione, Vendola ha sostenuto la necessità di aprirsi all'esterno, perché la sorte del Prc non riguarda solo il Prc, e di essere chiari, limpidi nella proposta politica, sapendo che salvare il Prc è precisamente difendere il processo innovativo di cui è stata protagonista Rifondazione. Il documento, che probabilmente sarà firmato dallo stesso Bertinotti come semplice componente del Cpn (cioè tra i nomi in ordine alfabetico) ed è appoggiato dai principali esponenti della ex maggioranza (oltre Giordano, Caprili, Gagliardi, Gianni, Mascia eccetera), rifiuta l'arroccamento identitario e rilancia l'idea della ricostruzione della sinistra (della «costituente della sinistra», per dirla con Gennaro Migliore) che abbia in Rifondazione il principale protagonista.
Il terzo e quarto documento fanno riferimento a due minoranze "tradizionali" del Prc: l'"Ernesto" (Fosco Giannini-Gianluigi Pegolo) e "Falce e martello" (Claudio Bellotti), da sempre contrari alla partecipazone al governo Prodi e allo scioglimento del Prc. «Le posizioni si vanno avvicinando - dicono Pegolo e Giannini - Ci sono troppe ambiguità, specie nel documento di Ferrero-Grassi. E' un dibattito sulla leadership. Giordano e Ferrero discutono solo sulle modalità del congresso e non sul punto politico centrale. Che per noi è costruire un grande partito comunista partendo dal Prc». «Noi ci opponiamo alla forza centrifuga che agisce nel partito - sostiene Bellotti - per cui ognuno si fa la sua costituente. Questo è un congresso in cui il gruppo dirigente deve rendere conto al partito».
Il vero braccio di ferro, comunque, ci sarà oggi con le votazioni sul regolamento, in particolare sulle modalità di voto dei documenti nei congressi locali. In campo, le posizioni sono due. La proposta di Ciccio Ferrara (che era responsabile organizzazione nella ex segreteria) è di fissare un tempo largo «minimo due ore, massimo quattro» per permettere una partecipazione più ampia e democratica, allargando anche a chi non partecipa al dibattito, per avere un partito «non di soli quadri e dirigenti» come spiega Giordano. La controproposta è quella dell'appello nominale con doppia chiama (sul modello della Camera dei deputati) subito dopo la fine del dibattito: «Così si evitano le truppe cammellate», spiegano dall'altra parte.
Per la cronaca, nella discussione di ieri è entrata più volte anche Liberazione . Ad alcuni non è piaciuto il titolo "Gulag Cgil" («Sono allibito», dice per esempio Stefano Zuccherini, senatore uscente), ma la critica più forte riguarda il modo in cui il giornale ha trattato la vicenda di Verona (tema sollevato da Gino Sperandio). A Graziella Mascia che invitava a prendere atto «che è stata Liberazione a lanciare la manifestazione e che ha dato una mano», dalla platea si è replicato: «A chi ha dato una mano? A Casarini...».

Regolamento per il VII Congresso di Rifondazione Comunista



Regolamento per il VII Congresso
Partito della rifondazione Comunista
17 – 20 luglio 2008
Premessa

La Conferenza di Organizzazione di Carrara ha stabilito una serie di innovazioni da praticare anche con modifiche statutarie. Nel presente regolamento, vi è lo sforzo di assumerne il senso generale e anche di rendere una serie di norme più vicine alle indicazioni scaturite in quella assise. E’ da intendersi dentro questa scelta l’indicazione di assumere, nella votazionedegli organismi dirigenti e delle/i delegate/i una composizione tendenzialmente paritaria dei sessi, con adeguate presenze di lavoratrici e lavoratori, di giovani e migranti. Il VII Congresso Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista è convocato a Chianciano dal 24 al 27 luglio 2008 con all’ordine del giorno la discussione e la approvazione dei documenti politici e delle modifiche allo Statuto, nonché l’elezione degli organismi dirigenti e di garanzia.

1. Presentazione dei documenti congressuali
Possono presentare documenti congressuali nazionali almeno 3 componenti del Comitato Politico Nazionale o almeno 500 iscritti (di cui al massimo il 25% iscritti in una medesima Regione) entro le ore 12,00 del 19 maggio 2008. I documenti presentati devono essere sottoscritti dai componenti del CPN. Tali sottoscrizioni rappresenteranno percentualmente la composizione della Commissione per il Congresso. Ciascun documento nazionale può avere emendamenti nazionali (integrativi o sostitutivi) sottoscritti da almeno un componente del CPN sottoscrittore del documento che si vuole emendare. I documenti nazionali sono gli unici ad essere presentati. I documenti nazionali e i
loro emendamenti (nazionali e di Circolo) sono gli unici ad essere votati nei congressi di Circolo.

2. Pari dignità dei documenti congressuali
Tutti i documenti congressuali:
• sono stampati in una unica pubblicazione a cura di Liberazione e sono messi a conoscenza di tutte le iscritte e tutti gli iscritti;
• sono presentati nei CPF che eleggono le commissioni federali per il congresso;
• hanno diritto di essere illustrati nei congressi di circolo per il tempo stabilito dalla Commissione nazionale per il congresso;
• hanno pari trattamento economico;
• possono essere presentati nei circoli con apposite riunioni di illustrazione e approfondimento.

3. Emendabilità dei documenti congressuali
I documenti congressuali sono emendabili da parte degli aderenti a ciascun
documento nei congressi di circolo senza che ciò sia legato a forme di
rappresentanza.
Allo stesso procedimento sono sottoposti i documenti recanti modifiche statutarie.

4. Risultati del congresso ed elezione dei delegati
Per stabilire l’esito delle votazioni relativo ai documenti congressuali si farà riferimento alle votazioni avvenute nei congressi di circolo, verbalizzate su appositi moduli predisposti dall’Area Organizzazione. La somma dei voti riportati dai rispettivi documenti ne costituirà per ognuno la base politica di consenso. Per l’elezione dei delegati ai congressi di federazione, regionale
e nazionale si procederà al recupero proporzionale dei resti.

5. Commissione per il congresso
Il Comitato Politico Nazionale elegge una commissione nazionale per il congresso formata da 2 rappresentanti, ed eventualmente 1 supplente, per ciascun documento, su proposta dei sottoscrittori dei rispettivi documenti. In caso di votazione, il voto è calcolato proporzionalmente ai sottoscrittori dei documenti nel CPN. Nel caso in cui i 2 rappresentanti di uno stesso documento si esprimano
difformemente tra loro, il loro voto è calcolato proporzionalmente alla metà della
percentuale che rappresentano. Il Comitato Politico di federazione può decidere di eleggere una commissione per il congresso:
a) formata da 2 rappresentanti, ed eventualmente 1 supplente, per ciascun documento, su proposta dei sottoscrittori dei rispettivi documenti. In caso di votazione il voto è calcolato proporzionalmente ai sottoscrittori dei documenti nei CPF.
b) in alternativa può eleggere una commissione per il congresso proporzionalmente sulla base della percentuale di sottoscrizione dei membri del CPF. Va comunque garantita la presenza nella commissione anche ai documenti che eventualmente non hanno sottoscrittori nei rispettivi comitati politici federali, nominando un iscritto o iscritta alla federazione medesima.

6. Compiti della commissione per il congresso
La commissione ha il compito di sovrintendere e coordinare le diverse fasi dell’iter congressuale, assicurando il rispetto del presente regolamento.
In dettaglio:
• Dirime le controversie e risponde per iscritto ai reclami che dovessero essere presentati;
• Controlla la regolarità del tesseramento.
In particolare, la commissione di Federazione per il congresso:
? stabilisce il calendario dei congressi di circolo e si fa carico del suo invio alla Commissione nazionale per il congresso;
• si esprime su eventuali reclami presentati da iscritti sul regolare svolgimento del congresso di circolo. Tali reclami devono sempre avere la forma scritta e la risposta scritta da parte della commissione deve giungere entro tre giorni.
Contro tale decisione o in caso di inerzia, è ammesso ricorso scritto alla commissione nazionale per il congresso che si pronuncerà per iscritto entro i successivi tre giorni.
La Commissione di federazione designa chi partecipa a nome della federazione al congresso di circolo per attestarne la regolarità e comunica al circolo i nominativi di coloro che illustreranno i documenti congressuali a nome dei singoli documenti qualora non siano iscritti ai circoli medesimi o siano iscritti di altre federazioni. La Commissione nazionale designa chi partecipa al congresso della federazione in rappresentanza della Direzione nazionale.

7. Elezione delle delegate e dei delegati
Il congresso di federazione si svolge sulla base di delegate e delegati eletti nei congressi di circolo secondo un rapporto deciso dal comitato politico federale ma che non può essere superiore a quello di 1 ogni 10 iscritte o iscritti (ad esempio sono possibili rapporti 1/20, 1/30 ecc.). Il congresso regionale si svolge sulla base di delegate e delegati eletti al congresso di federazione sulla base del rapporto uno ogni 50 iscritti o iscritte. Il congresso nazionale si svolge sulla base di delegate e delegati eletti nei congressi di federazione sulla base del rapporto di uno ogni 150 iscritti o iscritte.
A tutti i livelli suddetti, scatta un delegato o una delegata per la frazione superiore alla metà degli iscritti necessari per eleggerne uno. A tutti i livelli sarà cura di ogni organizzazione prevedere una composizione paritaria dei sessi. In ogni caso, la composizione dei congressi di federazione e di
quello nazionale deve essere tale da prevedere che la presenza di un sesso rispetto all’altro non sia inferiore al 40%. Tale proporzione deve essere anche rispettata in ogni delegazione eletta in rappresentanza di ciascun documento congressuale così come previsto dall’art. 43 dello Statuto.
A tutti i livelli, la designazione delle delegate e dei delegati dovrà essere proporzionale ai consensi ottenuti dai singoli documenti congressuali nazionali con l’applicazione della norma del recupero dei resti. Nel caso di parità di voti o di resto uguale si dà luogo all’elezione di una delegata o
un delegato ciascuno.

8. Modalità di elezione delle delegati e dei delegati nonché degli organismi
dirigenti e di garanzia
Gli organismi dirigenti e di garanzia, in tutti i livelli congressuali, si votano a scrutinio segreto.
La commissione elettorale avanza una proposta numerica di composizione per l’organismo dirigente e per quello di garanzia che sottopone al voto dell’assemblea.
Nel congresso, la commissione elettorale propone le modalità di voto: lista bloccata o aperta. Qualora lo richieda almeno il 30% dei presenti, la lista è aperta. Si procede analogamente per l’elezione delle delegate e dei delegati tuttavia, in caso di lista bloccata, la votazione avviene in modo palese. Qualora sia stata scelta la modalità di voto di lista bloccata è possibile presentare, per
l’elezione degli organismi dirigenti e di garanzia, liste alternative laddove lo richieda almeno il 15% degli aderenti al medesimo documento tra le aventi e gli aventi diritto al voto. Analogamente si prevede possa essere fatto per l’elezione delle delegate e deidelegati alle varie istanze congressuali.
La commissione per il congresso emanerà una circolare per disciplinare, nel rispetto dell’art. 43 dello Statuto, le modalità di espressione del voto per gli organismi dirigenti e di garanzia e per le delegate e i delegati in caso di lista aperta.

9. Voto dei documenti congressuali nazionali
Nei congressi di circolo il voto sui documenti congressuali, gli emendamenti nazionali, gli emendamenti allo Statuto nonché gli odg e i documenti finali dei circoli, avviene con le seguenti modalità:
• Al termine del dibattito con tutte le compagne e i compagni presenti nella sede congressuale, procedendo nominativamente con sottoscrizione personale della partecipazione al voto e con secondo appello nominativo immediatamente successivo alla conclusione del primo;
• Si prevede che la presidenza dell’assemblea possa motivatamente autorizzare o non autorizzare, a maggioranza dei quattro quinti dei documenti rappresentati in Presidenza al momento della richiesta, l’espressione del voto a compagni e compagne durante il dibattito perché motivatamente
impossibilitati ad essere presenti al termine del dibattito medesimo.
• Modalità parzialmente differenti possono essere concordate con le commissioni provinciali per il congresso per i circoli di posto di lavoro che ne facciano richiesta con la finalità di consentire la massima partecipazione delle compagne e dei compagni.
Al termine della votazione si procede con l’elezione degli organismi dirigenti, di garanzia e delle delegate e dei delegati al congresso di federazione.

10. Validità dei congressi
La validità dei Congressi è quella certificata dalla Commissione Verifica Poteri, sancita dal voto del Congresso. Il verbale del Congresso con allegati: l’elenco delle/degli iscritte/i convocati, il Documento della Commissione Verifica Poteri, i contributi emendativi ai Documenti Congressuali Nazionali, contributi per le modifiche dello Statuto, deve essere inviato, al termine del Congresso, ai livelli congressuali superiori. Il mancato invio, o l’invio di una sola parte di esso, annulla la partecipazione alle istanze congressuali successive.

11. Platea congressuale
La platea congressuale è quella definita sulla base del tesseramento per l’anno 2007. Per i nuovi circoli del 2008 il tesseramento di riferimento è quello del congresso costitutivo. Hanno diritto di voto tutte le compagne e i compagni già iscritti 2007 in regola con il tesseramento per il 2008 e i nuovi iscritti entro 10 giorni precedenti allo svolgimento del congresso di circolo. Per iscritti 2007 in regola con il tesseramento 2008 deve intendersi qualunque iscritta/o 2007 che prima di esprimere il proprio voto manifesti la volontà di reiscrizione e versi contestualmente la quota tessera 2008 (che per effetto del regolamento della Direzione nazionale vigente non può essere inferiore alla quota minima prevista di € 10,00). La Presidenza del Congresso di Circolo, qualora non siano disponibili tessere 2008, verbalizzerà la reiscrizione prendendo in consegna le quote sino alla nomina del nuovo tesoriere del Circolo.

12 . Svolgimento dei congressi
I compagni e le compagne presentatori/presentatrici dei documenti nazionali o designati/e dalle Commissioni di Federazioni e Nazionale possono essere eletti quali delegati/e ai congressi di Federazione, Regionali e Nazionale ad eccezione delle Federazioni che eleggono 4 o meno delegati.
a. Svolgimento del congresso di circolo Lo svolgimento del congresso di circolo deve essere comunicato alle iscritte e agli iscritti 2007 e 2008 almeno 7 giorni prima del suo svolgimento con
specificazione del luogo, degli orari del dibattito e delle votazioni. Tutte le iscritte e gli iscritti devono essere messi a conoscenza per tempo dei documenti e degli altri materiali congressuali.
Lo svolgimento del congresso deve essere pubblicizzato in modo da essere pubblico. Va altresì previsto l’invito alle forze politiche della sinistra, quelle democratiche, le realtà associative e di movimento. I loro interventi di saluto devono avvenire subito dopo la relazione introduttiva e prima della presentazione dei documenti congressuali. All’apertura del Congresso di Circolo, gli organismi dirigenti e di garanzia decadono avendo esaurito i propri compiti. Si procede ad eleggere la Presidenza del Congresso su proposta del Comitato Direttivo uscente tenuto conto della presenza del pluralismo di posizioni del Circolo. Ne fanno parte di diritto la /il Segretaria/o uscente o altra/o compagna/o designata/o dal Comitato Direttivo uscente alla relazione introduttiva, la/il compagna/o designata/o dalla Commissione federale per il congresso per attestarne la regolarità e da almeno un
rappresentante per documento anche non iscritto al circolo. L’elenco delle/degli iscritte/i convocati deve essere esposto nei locali del Circolo o laddove si svolge l’assemblea congressuale ed allegato al verbale del Congresso. La Presidenza del Congresso propone all’inizio l’ordine dei lavori che prevede i tempi di discussione e d’intervento. Successivamente su indicazione della commissione elettorale propone il tipo di lista (aperta o bloccata) per le votazioni degli organismi dirigenti, di garanzia e delle/dei delegate/i. La discussione è introdotta dalla relazione della/del Segretaria/o uscente o da altra/o compagna/o designata/o dal Comitato Direttivo uscente (al massimo 15
minuti), che illustra sinteticamente i temi politici ed organizzativi del Congresso e presenta un bilancio dell’attività del Circolo. Subito dopo vengono altrettanto sinteticamente (al massimo 10 minuti) illustrati i Documenti Congressuali Nazionali da parte di sostenitrici/ori designate/i, che
qualora non fossero iscritte/i al Circolo/Federazione l’abbiano comunicato alla Commissione per il Congresso della Federazione. Al termine del dibattito, si possono effettuarsi repliche di 5 minuti da parte dei presentatori dei documenti nazionali prima delle conclusioni. L’intervento conclusivo (al massimo di 10 minuti), sarà tenuto dalla/dal compagna/o indicata/o dalla Commissione per il Congresso, al termine del dibattito e prima delle votazioni sui Documenti Congressuali Nazionali.
Dopo la relazione e la presentazione dei Documenti Congressuali Nazionali la Presidenza propone la nomina delle Commissioni (verifica poteri, politica, elettorale). La composizione delle Commissioni avviene con il criterio adottato per la Commissione per il Congresso nel rispetto della pluralità delle posizioni politiche presenti. Vengono elette con voto palese. Al Congresso di circolo possono essere presentati e posti in votazione Odg di carattere locale. Gli odg di carattere locale, gli emendamenti nazionali e di circolo ai singoli documenti nazionali (votati esclusivamente dagli aderenti ai rispettivi documenti), se approvati, vengono trasmessi al Congresso di federazione.
b. Svolgimento del congresso di federazione All’apertura del Congresso gli organismi dirigenti e di garanzia della Federazione decadono avendo esaurito i propri compiti. Si procede ad eleggere la Presidenza del Congresso su proposta del Comitato Politico uscente, nel rispetto della percentuale complessiva ottenuta dai singoli Documenti nazionali nei Congressi di Circolo. Il Congresso di Federazione è introdotto da una relazione della Segretaria/o o da altra/o compagna/o designata/o dal CPF, che illustra i temi del Congresso ed espone un bilancio dell’attività svolta. I Documenti Nazionali non saranno posti in votazione. La percentuale ottenuta dai singoli Documenti Nazionali è esclusivamente quella ottenuta complessivamente nei Congressi di Circolo. Al termine, la Presidenza propone la nomina delle Commissioni – Verifica Poteri, Politica, Elettorale, per le modifiche allo Statuto – determina i tempi e le modalità del dibattito, l’orario delle operazioni di voto per l’elezione delle/dei delegate/i, degli organismi dirigenti e di garanzia. La loro composizione avviene nel rispetto delle percentuali ottenute complessivamente nei Congressi di Circolo dai singoli Documenti Nazionali. Le conclusioni del Congresso saranno tenute dalla/dal compagna/o indicata/o dalla Commissione Nazionale per il Congresso. Al Congresso di federazione possono essere presentati e posti in votazione Odg di carattere locale. Gli o.d.g. di carattere locale, gli emendamenti nazionali e di circolo ai singoli documenti nazionali (votati esclusivamente dagli aderenti ai rispettivi documenti), se approvati, vengono trasmessi al Congresso Nazionale.
c. Congresso Regionale
I Congressi Regionali saranno convocati dalla Direzione Nazionale in accordo con le Segreterie Regionali entro tre mesi dalla data di svolgimento del congresso nazionale Al congresso Regionale partecipano le/i delegate/i elette/i nei congressi di federazione. Se non elette/i delegate/i partecipano con diritto di parola le/i consiglieri regionali, e le/i componenti del Comitato politico regionale e del
Collegio regionale di Garanzia uscenti. Dopo la relazione della/del segretaria/o uscente ovvero, se non esistente, da altra/o compagna/o designata/o dal Comitato Politico Regionale, la Presidenza propone la nomina delle commissioni – verifica poteri, politica, elettorale – e determina i tempi e le modalità del dibattito, delle operazioni di voto per gli organismi dirigenti e di garanzia (a livello regionale è composto da 5 compagne/i) per cui valgono le procedure già indicate per i congressi di federazione. Eventuali contenziosi dovranno essere sottoposti al Collegio Nazionale di Garanzia che nei successivi tre giorni dovrà esprimere il proprio parere per iscritto. Le conclusioni del Congresso saranno tenute dalla/dal compagna/o indicata/o dalla Direzione Nazionale.
d. Congresso Nazionale
Al Congresso Nazionale partecipano le/i delegate/i dai Congressi di Federazione in ragione di una /un delegata/o ogni 150 iscritte/i (o frazione superiore a 75). Per le Federazioni estere, una/un delegata/o ogni 50 iscritte/i (o frazione superiore a 25), garantendo comunque la presenza di una/un delegata/o. Partecipano inoltre con diritto di parola e non di voto, se non elette/i, i parlamentari europei, le/i componenti del Comitato Politico Nazionale e del Collegio Nazionale di Garanzia uscenti. All’apertura del Congresso gli organismi dirigenti e di garanzia nazionali decadono avendo esaurito i propri compiti. Si procede ad eleggere la Presidenza del Congresso su proposta della Direzione uscente, tenendo in considerazione le percentuali ottenute dai singoli Documenti Nazionali nel complesso dei Congressi dei Circoli. Il Congresso è introdotto da una relazione del Segretario o da altra/o compagna/o designata/o dalla Commissione Nazionale per il Congresso.
Al termine, la Presidenza propone la nomina delle Commissioni nel rispetto delle percentuali ottenute dai singoli Documenti Nazionali – Politica, Verifica Poteri, Elettorale, per la Modifica dello Statuto – determina i tempi e le modalità del dibattito, l’orario di voto delle modifiche statutarie, degli organismi dirigenti e di garanzia, degli o.d.g., degli emendamenti approvati dai Congressi di Federazione (questi ultimi votati esclusivamente dagli aderenti ai rispettivi documenti).

13 . Svolgimento dei congressi in Europa.
Per lo svolgimento dei congressi in Europa, sulla base del rapporto iscritti/delegati contenuto in questo regolamento, sono previsti i seguenti delegati:
• 2 delegati dalla Svizzera;
• 1 delegato dalla Germania;
• 2 delegati dal Benelux e Scandinavia in congresso congiunto.
Per il territorio del Sud America, nel quale si è dato recentemente avvio all’organizzazione dell’insediamento del partito, si prevede che il CongressoNazionale veda la presenza di 1 invitato da quel territorio. Per le norme di regolamento relative allo svolgimento dei congressi del territorio
Europa, si da mandato alla Commissione del Congresso di formulare le norme di svolgimento sulla base delle verifiche necessarie. Norma Transitoria. Per le Federazioni commissariate, la Commissione Federale per il Congresso è nominata dalla Commissione Nazionale per il Congresso.

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